La Repubblica

mer 9 gen 2008

La sfida di Pollini nove concerti fra Chopin e Stockhausen

Pubblico come sempre elettrizzato e festante, ripagato da un bis di gran lusso: l´esecuzione tesa, severa e adamantina della Ballata in sol minore op. 23 di Chopin. ROMA - Brahms che parla con Boulez, Chopin che ascolta Luigi Nono, Debussy che si sforza di capire Stockhausen. Il nuovo e l´"antico" finalmente vicinissimi: per cercare di cogliere echi, risonanze, richiami.

Sono queste le "prospettive" che Maurizio Pollini porta in giro per il mondo. Non solo programmi da concerto, ma vere e proprie "accademie itineranti" che recano, inconfondibile, il segno di una lucidissima "politica culturale": creare una "nuova sensibilità dell´ascolto" che sappia accogliere con la stessa vitale, curiosità le musiche udite e quelle inaudite, i compositori familiari e quelli ancora estranei.

Le "Pollini Prospettive" sono approdate in questo inizio d´anno anche a Roma e si sono ritagliate una "stagione nella stagione" all´Accademia di Santa Cecilia: nove concerti, da sabato scorso fino al 29 gennaio, cinque programmi diversi che hanno richiamato, intorno all´idea di Pollini, alcuni dei musicisti europei più sensibili alla sperimentazione interpretativa: Peter Eotvos, il Klangforum di Vienna, il Quartetto Hagen.

Ma il ciclo offre anche "incontro di idee" inedito: quello tra l´"ospite d´onore" e Antonio Pappano, il direttore musicale dell´orchestra "di casa". Terreno di scambio i due Concerti per pianoforte e orchestra di Brahms, messi a confronto prima con la straripante invenzione sonora di Bruno Maderna e poi, nell´appuntamento di chiusura, con la lucida chiarezza costruttiva di Boulez.

Il primo episodio del "dittico", sabato scorso, ha riservato più di una sorpresa. Nel "prologo" dedicato a Maderna, Pappano e l´Orchestra di Santa Cecilia hanno offerto una lettura molto limpida e "analitica" della trascrizione delle Canzoni a tre Cori di Giovanni Gabrieli e una realizzazione forse un po´ troppo cauta dell´avventura "aleatoria" di Aura.

Nella seconda parte Pollini, grazie alla sua abituale, ma sempre più nitida "lente di ingrandimento", ha dato una visione in parte inedita del Primo Concerto di Brahms, leggendolo come un lento, cauto avvicinamento, e come un rapido, quasi liberatorio allontanamento dal cuore autentico dell´opera: il sublime Adagio centrale. Pubblico come sempre elettrizzato e festante, ripagato da un bis di gran lusso: l´esecuzione tesa, severa e adamantina della Ballata in sol minore op. 23 di Chopin.
Guido Barbieri