Il Tempo

sab 5 gen 2008

Magie di Pollini

Che il grande pianista fosse un apostolo della musica del nostro tempo lo si sapeva da un pezzo. E il carisma dell'interprete compie il miracolo di rendere «accettabili» al grande pubblico pagine musicali altrimenti complesse...La rassegna: da stasera al 29 gennaio il pianista in cinque concerti al Parco della Musica

Pollini chiama, S. Cecilia risponde. Che il grande pianista fosse un apostolo della musica del nostro tempo lo si sapeva da un pezzo. Nei suoi programmi da sempre Schubert e Beethoven vanno a braccetto con Boulez e Stockhausen. E il carisma dell'interprete compie il miracolo di rendere «accettabili» al grande pubblico pagine musicali altrimenti complesse.

Ora il famoso pianista con una sorta di stagione nella stagione vara al Parco della musica le «Pollini Prospettive» (5-29 gennaio), cinque appuntamenti che intersecano i due cartelloni ceciliani.

Il via lo darà il concerto odierno in simbiosi (per la prima volta) con Pappano al servizio del Primo concerto per pianoforte di Brahms e di Aura di Maderna.

Spiega con molta ricchezza di dettagli il programma lo stesso Pollini: «Volevo ideare un ciclo di concerti diverso dalla vita musicale di tutti i giorni, affiancando ai classici autori a noi contemporanei .

Fondamentale resta la formazione del pubblico, per questo spaziamo dalla musica tonale a quella atonale, politonale sino al linguaggio moderno. Ma questa musica la comprendiamo solo se la frequentiamo ed invece la frequentazione oggi è scarsa. Ma oramai i tempi sono maturi perché il pubblico vi si senta a suo agio. Aura di Maderna ad esempio è stato scritto 30 anni fa ma è vicino, non è ermetico. E' la nostra musica."

Il cartellone si muove difatti su linee parallele alla ricerca di liaisons più o meno sotterranee tra autori di ieri e di oggi: ad esempio (18 gennaio) Debussy e Webern che hanno influenzato Boulez: Pollini eseguirà la giovanile Seconda Sonata ispirata alla Hammerklavier di Beethoven. Una sfida per pubblico ed esecutore, ammette Pollini che prosegue:

"Le linee melodiche spaziano da un registro all'altro della tastiera. Si instaurano rapporti melodici tra suoni lontani tra loro. E le pause diventano parte integrante del discorso musicale. L'op.11 di Schoenberg (22 gennaio) si situa invece tra Brahms e Stockhausen: lascia libertà assoluta ai suoni, indipendenti tra loro ma con una tensione interiore. Ancora un legame tra Nono e Chopin (11 gennaio), accomunati dalla loro vicinanza alla vocalità."

Da oggi Pollini sarà così artifex di questa "Novecento Renaissance" e delineerà imprevedibili consanguineità elettive tra compositori all'apparenza lontani.

Un prezioso viaggio iniziatico.
Lorenzo Tozzi