La Repubblica

ven 23 feb 2007

Pollini con Chopin in hit parade

Clamorosi risultati di vendita con i 'Notturni': Grammy, disco d' oro in Italia e da un anno in classifica nel mondo. 'Questo successo mi fa piacere, ma le case discografiche usano criteri volgarmente commerciali invece che investire meglio' ROMA - In questi giorni la Deutsche Grammophon consegnerà a Maurizio Pollini il Disco d' oro per la sua incisione del ciclo dei Notturni di Chopin, 19 brani raccolti in un cofanetto di due dischi. Traguardo eccezionale, non raggiungibile facilmente neppure nell' ambito del pop, equivale a 40.000 copie vendute solo in Italia. Caso unico nel campo della classica: non c' è alcun precedente italiano.

Non basta: premiati anche col Grammy Award, massimo riconoscimento discografico, questi Notturni compaiono da quando sono usciti, un anno fa, nella classifica Nielsen dei 100 cd pop più venduti nel mondo. Dunque Pollini, che sono in molti a considerare il più grande pianista vivente, si colloca ai vertici del successo anche commerciale.

Strano come la parola «successo», con le associazioni automatiche che comporta, stoni applicata a questo strenuo difensore dell' impegno e dell' anti-consumismo, tanto riservato e pudico nella vita quanto rigoroso nelle scelte artistiche, sprezzante verso il compiacimento del mercato.

Presenza sobria ed essenziale, Pollini sfugge ai riflettori, alle dinamiche del divismo, allo sbandieramento narcisistico del suo talento. Quando parla del Disco d' oro dice: «Certo che mi fa piacere», però il discorso che gli interessa è un altro: «Una diffusione più vasta della musica classica dovrebbe essere naturale, non riguardare solo Chopin. Bisogna programmare tutta la musica d' arte, anche il contemporaneo, facendo proposte inconsuete e suscitando interessi nuovi. Sono sicuro che una salda collaborazione tra organizzatori e interpreti in tal senso vincerebbe rapidamente le resistenze del grande pubblico».

Facile a dirsi. Sappiamo che la musica classica è in crisi, e anche per questo il caso dei suoi Notturni è clamoroso: un' isola felice nel mare di un mercato discografico gonfiato e disastrato. «Negli ultimi anni il boom del compact disc ha portato il pubblico alla saturazione, e oggi dilaga il fenomeno dell' ascolto via Internet. In questa situazione le case discografiche sono rigidissime riguardo alle promozioni ed esageratamente attente al bilancio. Le persone che vi lavorano rischiano ogni giorno il licenziamento, e si vedono costrette a dimostrare i guadagni mese per mese. Per questo vigono criteri volgarmente commerciali. Ciò nonostante resto convinto che sia necessario investire e rischiare nella musica d' arte, cercando di comprenderne le caratteristiche e le possibilità di sviluppo, com' è accaduto nel campo delle arti visive, dove opere di autori del nostro tempo sono entrate nel mercato grazie a una decisa presa di posizione dei mercanti. Nella musica questo non accadrà finché non si avrà il coraggio di muoversi energicamente, puntare, credere».

Non pensa che la sua incisione dei Notturni di Chopin rappresenti la scoperta di un modo molto personale d' interrogare un gigantesco classico, e che a quest' aspetto innovativo debba il suo straordinario successo? «Interrogare Chopin, provare ad addentrarmi nel suo incredibile mistero: è proprio quanto io cerco di fare. C' è una componente infinitamente problematica nella musica di questo compositore molto più complesso di quel che si crede. Sapeva trovare con facilità temi e melodie affascinanti, di immensa forza comunicativa, e attraverso un minuzioso lavoro di lima portava i pezzi a un' assoluta perfezione formale. Dal punto di vista timbrico scoprì una scrittura ai massimi livelli di seduzione.

Ma a ciò si unisce una sostanza compositiva di profondità formidabile, che preme sotto la superficie incantatoria. E lui, Chopin, sembra difendere il mistero della propria musica. Arrivare a quell' essenza è difficilissimo, da decenni lavoro in tale direzione. Interpreterò una serie di opere di Chopin anche a Roma per Santa Cecilia, il 14 marzo, in un concerto la cui prima parte è dedicata a Schumann».

Lei, Pollini, merita da sempre il marchio di musicista "politico", tuffato in battaglie civili. Si riflette ancora in questa definizione? «La realtà artistica contiene in sé già tutto. Il modo in cui un artista si dedica al proprio lavoro basta a capire la sua presa di posizione anche ideologica e politica nei confronti del mondo. Ci sono stati autori che non hanno mai voluto occuparsi di politica, e che hanno espresso in modo compiuto la loro relazione con la realtà attraverso l' arte.

Ciò che penso non solo per i musicisti, ma per tutti, è che il rapporto con la politica, in Italia, dovrebbe essere tanto più radicato e diffuso. Da noi manca, o è a livelli minimi, una vera partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Il primo passo per affrontare le difficoltà di questo Paese sta nel superare il tremendo scollamento tra cittadini e istituzioni».
Leonetta Bentivoglio