L'Espresso

ven 17 nov 2006

Silenzio parla Pollini

Una tournée in Cina e Giappone. Un disco su Mozart rivisto da Sciarrino. Un ciclo su classici e avanguardia. Perché la musica è una cosa viva. Parola di maestro.
A colloquio con Maurizio Pollini La profonda voce baritonale si piega su se stessa, in ripensamenti e pause. Maurizio Pollini è, a detta degli esperti e per quanto valgano certe classifiche, probabilmente il più grande dei pianisti viventi. Ma non ama troppo le interviste. Forse la pensa come il Robert Musil de 'L'uomo senza qualità', autore per molti versi affine alla sua poetica, di cui condivide l'aspirazione al dominio assoluto della tecnica e i voli pindarici dell'immaginazione, l'ironia verso le presunte certezze scientifiche e un sotterraneo horror vacui per il mare dell'indicibile: "Si potrebbero classificare le attività umane secondo il numero di parole di cui hanno bisogno: più gliene occorrono, più c'è da pensar male del loro carattere". I repentini silenzi, una certa pervicace riluttanza ad affermazioni cosiddette categoriche, caratterizzano la sua conversazione. Questo circospetto atteggiamento è restìo ad abbandonare, almeno nelle interviste. Probabilmente ama altri suoni: non quelli fugaci delle parole o delle riluttanti dichiarazioni fatte in conferenza stampa. Ma quelli cosiddetti eterni di compositori come Mozart, al quale consacrerà alcuni concerti viennesi in dicembre e a cui ha dedicato il suo ultimo disco con i concerti K453 e K467, che non è apprezzato esclusivamente dalle élite culturali, come dimostrano le hit parade di vendita dei cd, ove s'inserisce tra gli effimeri eroi del pop. Pollini è da poco tornato da una trionfale tournée in Cina e in Giappone, paese quest'ultimo dove è considerato una vera e propria leggenda vivente.

Maestro, come ha trovato la Cina?

"Era la prima volta che ci andavo. È impressionante per la vitalità che emana, la si percepisce in modo immediato appena ti cali in quella realtà. Nei giorni in cui eravamo a Pechino c'era la coincidenza della festività per l'anniversario della proclamazione della Repubblica popolare cinese. Era quindi, per i cittadini, una settimana di vacanza e, scendendo per le strade, non potevi fare a meno di notare un'immensa quantità di persone che si recava a visitare i luoghi più significativi della città. Il carattere dei cinesi è estremamente aperto, con una spontaneità nel tratto simile a quella dei latini. Il rapporto fra capitalismo e regime comunista? Ci sono dei problemi enormi e anche dei paradossi, ad esempio una straordinaria diversità di salari, ma si avverte che il paese è in grande evoluzione. In previsione delle Olimpiadi ci sono cantieri un po' ovunque; vicino alla città proibita sta nascendo la nuova Opera di Pechino".

E il Giappone?

"Lo conoscevo già molto bene. In passato vi hanno avuto luogo momenti musicali audaci e interessantissimi ai quali ho partecipato, come ad esempio il Festival Boulez e i progetti da me ideati. Quest'ultima tournée comprendeva un recital e una serie di concerti con l'Orchestra di Lucerna diretta da Claudio Abbado, con i quali ho suonato il Secondo concerto di Brahms: un'orchestra eccezionale con un numero straordinario di solisti che si fondono perfettamente. Da loro ho ascoltato una Sesta sinfonia di Mahler e una Quarta sinfonia di Bruckner indimenticabili. Nel contempo c'era molta musica da camera e ho eseguito il Quintetto di Brahms con i solisti dell'orchestra. I giapponesi nell'ascolto musicale hanno una tradizione che risale a prima della seconda guerra mondiale e che dopo il secondo conflitto si è approfondita. Cinquant'anni caratterizzati da uno straordinario entusiasmo per la musica occidentale e da un'incredibile attenzione nell'ascolto. In nessuna parte del mondo, quando inizio a suonare, l'applauso si spenge e il silenzio assoluto giunge in maniera così impressionante. Una partecipazione, la loro, segnata da grande concentrazione".

Da Marco Polo a Mozart: come spiega la diffusa popolarità del compositore salisburghese?

"La sua straordinaria comunicativa è data da quell'apparente semplicità di linguaggio che lo distingue da altri grandi maestri. Viene percepito da tutti, ma in realtà nasconde un'enorme profondità e complessità di pensiero. Mozart è un compositore che può essere ascoltato in modi assai diversi e può accontentare i gusti più raffinati".

Esiste il Mozart massonico, figlio dei Lumi: si può essere religiosi senza appartenere a qualche grande religione?

"Mozart è un mistero anche per questo. Esistevano forze contraddittorie in lui. Penso però che il suo avvicinamento alla massoneria portasse un elemento molto forte di speranza e un ideale di utopia politica".

In questo momento di fanatismi religiosi Mozart avrebbe scosso la testa?

"Nel 'Flauto magico' la scelta di Sarastro è di modificare il mondo con la saggezza. Mi pare la posizione di Mozart, se vale il libretto della sua ultima opera".

Per il 'no' alla modifica della Costituzione il popolo italiano, qualche mese fa, non si è fatto ingannare dalla Regina della notte, protagonista malefica del 'Flauto magico'...

"Per fortuna ha reagito molto bene, al di là delle speranze. Avevo paura che vi fosse una terribile confusione, che i media non avessero spiegato in maniera esauriente l'essenza del referendum".

Rimaniamo nel campo della politica. Molti ricordono, negli anni Settanta, la sua levata di scudi contro la guerra in Vietnam, lo rifarebbe per quella in Iraq?

"Sono due situazioni estremamente diverse. Io sono stato contrario alla guerra fin dall'inizio e lo sono a maggior ragione adesso che, a parte tutti gli effetti orribili della guerra in se stessa, sembra essersi allontanato l'obiettivo per cui era stata fatta, cioè combattere l'estremismo islamico. Quest'ultimo sembra al contrario essersi rinforzato, ed è stata così mancata l'unica ragione che poteva rendere plausibile il conflitto".

Cosa pensa dei finanziamenti statali allo spettacolo?

"La cultura in Italia dovrebbe avere degli aiuti molto più ingenti di quanti ne ha adesso. Nelle altre nazioni europee i governi, proporzionalmente, spendono molto di più. Sarebbe giusto mettersi almeno al livello dei paesi a noi vicini".

Lei è per una Rai indipendente?

"Sarebbe augurabile avere una televisione più libera dai politici: un modello potrebbe essere la Bbc inglese. Sarebbe un fatto fondamentale per la democrazia".

A Vienna intreccerà programmi mozartiani con musica contemporanea: non le pare che a una visione progressiva dello sviluppo dell'arte si sia sostituita una 'vichiana' con corsi e ricorsi, con un ritorno ciclico di forme di musica ritenute superate, vedi la rinnovata fortuna di Massenet o Rachmaninov?

"Mi sembra che la fortuna alterna di musicisti del passato faccia parte naturalmente di questo gioco di ritorni, però quello che è importante è la creazione di oggi. Non credo alle forme di ritorno al passato, credo alla validità della grande avanguardia del secondo dopoguerra, come base per un discorso veramente nuovo e importante in musica".

La via tracciata da Boulez, insomma?

"Penso che sia un passaggio obbligato. A Vienna quest'anno c'è questo ciclo di concerti di cui mi sono occupato, proseguirà in novembre e dicembre con quattro concerti e ha tre elementi fondamentali: la presenza di Mozart e l'avanguardia del dopoguerra musicale con compositori come Boulez, Stockhausen, Berio, Ligeti, Xenakis e Nono, presentati assieme a capolavori del passato. Inoltre un incontro con musicisti viennesi come il Quartetto Berg, il Quartetto Hagen, l'Ensemble Wien Berlin, il Klangforum di Vienna, i Wiener Philharmoniker".

Fra i suoi ammiratori c'è il presidente Giorgio Napolitano...

"Lo avevo conosciuto bene anni fa, c'era un rapporto di grande cordialità. L'ho rivisto quest'estate, a Lucerna. Questo rapporto si è mantenuto nel tempo, anche se non ci frequentiamo più come una volta".

Torniamo a Mozart. Nel nuovo cd mozartiano lei ricopre per la prima volta in disco il doppio ruolo di solista e direttore...

"Ho avuto la possibilità di registrare i due concerti di Mozart K453 e K467 e il rapporto che si è instaurato fra me e i Wiener Philharmoniker nel corso di queste incisioni è stato meraviglioso. È un'orchestra ideale soprattutto per la sua duttilità, la sua capacità di ascoltare e di far musica insieme come se stessimo eseguendo musica da camera. La qualità di questa orchestra non finisce di stupirmi: la sua capacità di aderire allo stile di Mozart con straordinaria sensibilità non trova paragoni altrove".

Nel Concerto K467 ha scelto le cadenze (ovvero all'interno di un concerto, i passaggi solistici 'di bravura') di un compositore contemporaneo, Salvatore Sciarrino. Perché?

"Sciarrino anni fa ha svolto un lavoro molto interessante e approfondito, componendo le cadenze per tutti i concerti di Mozart che mancano dell'originale. Esse si inseriscono magnificamente nel concerto dal punto di vista stilistico e dell'invenzione".

Prima di proseguire, permette una domanda molto specifica? Friedrich Gulda, nelle cadenze del K467 inciso con Abbado, esagera in libertà o abbellimenti, come qualcuno sostiene?

"Francamente non ho presente quell'esecuzione. Ricordo però le sue cadenze del K503 e mi sembravano appropriate".

Il suo è anche un ritorno dopo trent'anni ai concerti di Mozart in disco. Nel 1976 incise i concerti K488 e K459 con Karl Böhm. Che ricordo ne ha?

"Karl Böhm è un direttore che ho sempre stimato. L'integrale delle sinfonie mozartiane e il suo stile in queste pagine rimangono un modello di riferimento straordinario".

Negli anni seguenti il modo di eseguire Mozart è molto cambiato, ed è nata la prassi degli 'strumenti originali'. Che pensa?

"Il problema non può essere risolto con poche parole: penso che l'invenzione dei grandi compositori andasse al di là delle possibilità degli strumenti che avevano a disposizione. Per cui se si hanno degli strumenti più perfezionati che permettono un'accordatura o un'intonazione più perfetta, tornare agli strumenti del passato può essere interessante, ma non può rappresentare una soluzione ai problemi interpretativi. Abbiamo tanta ammirazione per i grandi geni del passato: pensare che non avessero una straordinaria immaginazione sonora mi pare assurdo. Beethoven non era soddisfatto se una sua sinfonia veniva eseguita da un ensemble con organico ridotto e quando è venuta l'occasione, con la Nona sinfonia, di avere un'orchestra più ampia, la colse con entusiasmo. Certe esecuzioni 'filologiche' non mi convincono soprattutto per la mancanza del 'tenuto' che è un elemento fondamentale nella tradizione tedesca, austriaca e italiana. Si ascoltano delle esecuzioni in cui negli archi manca il tenuto perché si ritiene che l'arco barocco non avesse la possibilità dell'arco moderno; questa modalità esecutiva, però, viene estesa anche agli strumenti a fiato e persino alle voci".

Con il passare degli anni il suo interesse per Mozart sta crescendo?

"Per ogni musicista il legame con Mozart è assolutamente permanente. Tutt'al più si può dire che esso si rinforza, come si rinforza con tutti i grandi compositori, forse perché con il passare del tempo siamo in grado di capirli sempre meglio".

Rudolf Serkin, che lei ebbe modo di conoscere approfonditamente, fu un suo modello per Mozart come lo fu Arthur Rubinstein per Chopin?

"Senz'altro è stato uno dei miei modelli di riferimento perché è stato uno dei grandi pianisti dello scorso secolo per il repertorio tedesco e austriaco".

Anche i pianisti Claudio Arrau e Vladimir Horowitz, ottuagenari, si riavvicinarono a Mozart...

"Horowitz, negli anni della vecchiaia, vi ha avuto un rapporto assai fruttuoso. Ho pure grande rispetto e ammirazione per Arrau".

Come si pone un grande artista di fronte alla morte, nullificazione dell'opera d'arte?

"Mi viene in mente quel che diceva Rubinstein: 'Preferisco non credere a quello che c'è dopo, perché se ci sarà è una sorpresa, ma se non ci sarà è una delusione troppo grossa'".

Una vita da Maestro
Maurizio Pollini è nato a Milano nel 1942. È figlio di Gino, l'architetto fondatore del movimento razionalista italiano e suo zio era Fausto Melotti, scultore fra i più importanti dell'astrattismo. Nel 1960 salì per la prima volta agli onori della cronaca internazionale vincendo il primo premio al Concorso Internazionale Chopin di Varsavia. Proprio la registrazione dal vivo del Concerto n. 1 di Chopin realizzata in quella circostanza uscirà per una edizione speciale dei 'Notturni' di Chopin a Natale. Ha suonato con i più celebri direttori e con tutte le più importanti orchestre. Nel 1987, in occasione dell'esecuzione dei concerti di Beethoven a New York, i Wiener Philharmoniker gli hanno consegnato l'Ehrenring. Fra gli altri innumerevoli premi, nel 1995 ha ricevuto il Goldenes Ehrenzeichen della città di Salisburgo, nel 1996 a Monaco di Baviera l'Ernst-von-Siemens Musikpreis, nel 1999 a Venezia il Premio Una vita per la musica e nel 2000 il Premio Arturo Benedetti Michelangeli del Festival di Brescia e Bergamo. Nel 1995 ha inaugurato il Festival che Tokyo ha dedicato a Pierre Boulez, nello stesso anno, e di nuovo nel 1999, il Festival di Salisburgo gli ha affidato la progettazione di cicli di concerti, così come la Carnegie Hall di New York. Il suo repertorio va da Bach ai contemporanei e ha inciso opere del repertorio classico e romantico, tutte le opere per pianoforte di Schoenberg, opere di Berg, Webern, Nono, Manzoni, Boulez e Stockhausen.
Riccardo Lenzi