La Stampa

dom 12 nov 2006

Maurizio Pollini suona e dirige due Concerti di Mozart con i Wiener Philharmoniker

Il CD registrato al Musikverein di Vienna, propone due celebri concerti mozartiani, il K453 in sol maggiore e il K467 in do maggiore.Mozart, la libertà dell’improvvisare.
Nella sua lunga carriera, Pollini si è rivolto di rado a Mozart, almeno in pubblico. Altri compositori, in un arco di tempo che da Beethoven giunge alla contemporaneità, hanno sostato e sostano più regolarmente tra la sua mente e le sue mani.
Si ricordano delle esecuzioni giovanili diretto da Karl Boehm e la presenza, in recital solistici anche recenti, di alcuni brani impressionanti per profondità e densità espressiva, come l'Adagio in si minore.

Ora, dopo trent'anni di silenzio discografico, un cd della Deutsche Grammophon, registrato al Musikverein di Vienna, propone due celebri concerti mozartiani, il K453 in sol maggiore e il K467 in do maggiore, il primo scritto per una sua allieva, il secondo destinato ad essere creato da lui. Siamo a Vienna, tra 1784 e 1785, gli anni del suo successo pubblico più evidente, anzitutto come pianista. Il pubblico amava il suo «phantasieren», la libertà dell' improvvisare, dell'inventare la musica mentre nasce. A quei tempi, la figura autonoma del direttore non era ritenuta necessaria: il pianista suonava e dirigeva un'orchestra di proporzioni piuttosto ridotte. Fare economia era un imperativo.

Pollini ripropone quella scelta, abolendo la figura del maestro sul podio e scegliendo come co-protagonisti i Filarmonici di Vienna, l'eccellenza del loro suono, capace di ogni sfumatura e consistenza sonora, limpido e caldo in ogni sezione. Pur scegliendo concerti di ampie dimensioni e di grande ricchezza strumentale, lo sguardo è intimo, cameristico, a tu per tu. Non c'è precipitazione, non si galoppa, si suona per ascoltarsi, e la varietà narrativa delle due opere, la loro sismografia espressiva, sconcertante per varietà e repentinità, sorge accurata e spontanea. Il virtuosismo sembra non voler mai emergere come valore a sé stante, di pura bravura; è anch'esso piegato alla costante tensione esecutiva, attenta ad evitare isole di esasperata lentezza cantabile nei due Andante.

Pollini non è un filologo, non si pone problemi di strumenti e di intonazioni d'epoca. Ma la cura maggiore di questa incisione sta proprio nell'evitare un suono troppo brillante, troppo spavaldo, moderno; anzi, è morbido, pastoso, lungo, nel privilegio concesso - come sempre quando affronta Mozart - ai settori più gravi e risonanti della tastiera.

Le cadenze del K467 sono composte - con spirito «fedele» - da Salvatore Sciarrino; tra i collaboratori del nostro pianista non manca il «piano technician» (l'accordatore) di sempre, Angelo Fabbrini.

Concerti per pianoforte K 453 e K 467
M. Pollini e Wiener Philharmoniker - Deutsche Grammophon
Sandro Cappelletto