La Stampa

Sun 21 Sep 2008

L’Apocalisse di Messiaen.

Un’esecuzione di commovente bellezza è stata data da Mito a cura di un quartetto di fuoriclasse: Gabriele Mirabassi al clarinetto,
Marco Rizzi al violino, Mario Brunello al violoncello e Andrea Lucchesini al pianoforte.Il Novecento musicale è sopra tutto allusione, parodia, deformazione intellettuale di qualcosa
che è esterno al compositore; spesso è anche repressione critica di doti spontanee: il Quatuor pour la Fin du Temps di Olivier Messiaen è l’opposto di tutto ciò, sgorga dall’interno, parla in modo diretto ed esauriente; in questo senso è fuori dal Novecento e da ogni epoca precisa, come succede spesso ai capolavori.
Un’esecuzione di commovente bellezza è stata data da Mito a cura di un quartetto di fuoriclasse: Gabriele Mirabassi al clarinetto,
Marco Rizzi al violino, Mario Brunello al violoncello e Andrea Lucchesini al pianoforte.
Sulla pagina agisce anche la forte attrattiva dell’occasione eccezionale della sua nascita: nel
1940, in un campo di prigionia tedesco dove Messiaen era recluso con altri soldati francesi, due dei quali musicisti, complice un benevolo
guardiano che introdusse nello Stalag VIII-A la carta pentagrammata; suggestione ancora
aumentata dal riferimento all’Apocalisse di Giovanni, che unifica in un unico respiro gli otto episodi, alcuni dei quali nati o abbozzati prima della prigionia: tutte circostanze che Enzo Bianchi, priore di Bose, ha rievocato prima dell’esecuzione. Preparato così nel migliore
dei modi, il pubblico ha potuto seguire con continua intensità lo svolgimento di quest’opera che nel giro dei suoi periodi ha qualcosa di oracolare e nella furia delle sue accensioni una biblica violenza. Il Quartetto per la fine del Tempo sembra impregnarsi a poco a poco della sua stessa sostanza lirica, di preghiera o energia visionaria; mirabile poi la struttura che incastona nell’insieme tre vertici solistici,
per clarinetto, violoncello e violino; solo il pianoforte non ha un pezzo suo, ma è onnipresente, quasi impersonando la scansione
del Tempo che tutto comprende.
Applausi, com’era giusto, a non finire.
Giorgio Pestelli