L'Arena

Thu 5 Apr 2007

Canino e Ballista, la classe. Veri signori della tastiera

Amici della musica. Da Mozart a Liszt, i due pianisti danno origine a un avvincente testa a testa. Una formazione storica del concertismo.Quarant’anni e oltre di ininterrotto sodalizio artistico fanno dei pianisti Bruno Canino e Antonio Ballista un formazione storica del concertismo. È una storia che il duo continua a scrivere, concerto dopo concerto, e il cui più recente capitolo è quello aggiunto con l’esibizione al Teatro Nuovo per gli Amici della musica.

Canino e Ballista danno l’impressione di divertirsi ancora a far musica insieme con uno strumento come il pianoforte, individualista per eccellenza, ma che sotto le loro mani si adatta con tutta naturalezza alla disciplina del duo, tanto da non poter spesso distinguere come si dispongano le parti sui due pianoforti per l’assoluta identità di vedute musicali e tecniche fra gli esecutori.

Il programma attraversava quasi da un capo all’altro la storia del repertorio per due pianoforti, a partire dalla Sonata KV 448 di Mozart, di concezione assai prossima allo stile del concerto per brillantezza di scrittura e trattamento del dialogo fra le due tastiere.

Il duo ha preso alla lettera l’indicazione «con spirito» apposta all’Allegro iniziale dando della Sonata una lettura di nitida scioltezza ed eleganza espressiva, in bella aderenza all’amabilità discorsiva che la caratterizza. Tutt’altro scenario sonoro s’è affacciato poi con le Réminescences de Don Juan di Franz Liszt dove alcuni motivi portanti del Don Giovanni mozartiano (dai solenni pronunciamenti del fantasma del Commendatore al tema del celeberrimo duetto «Là ci darem la mano») vengono riambientati nel contesto di un tra scendentale virtuosismo pianistico. Nella versione per due pianoforti, pure di mano lisztiana, qualcosa si perde del fascino spettacolare concentrato nella stesura originale su un solo esecutore, né è bastata la saldezza tecnica di Canino e Ballista a imprimere alla formidabile accoppiata Mozart-Liszt la necessaria spinta propulsiva...

La classe di Canino e Ballista emerge indiscutibile quando si cala nella sua dimensione ideale qual è quella del Concerto per due pianoforti di Igor Stravinskij, eseguito in apertura della seconda parte.

La ritmica nervosa, gli improvvisi sbalzi di clima espressivo, l’esuberante arguzia inventiva che innerva l’opera hanno trovato nella lettura del duo pianistico tutta la loro evidenza e l’adeguata carica di dinamismo. Ne è uscito un avvincente testa a testa fra i due pianoforti fra botte e risposte sempre serrate e fitti snodi contrappuntistici, il tutto reso con alta definizione nei dettagli di sonorità e fraseggio.

Chiudere assai piacevolmente il concerto è toccato a Scharamouche di Darius Milhaud, una sorta di suite in tre movimenti dai toni scanzonati e umoristici tipici del compositore francese che con i colleghi del gruppo dei "Sei" condivideva il gusto per la musica come puro divertissement e per dissacranti atteggiamenti antiromantici.

La leggerezza briosa di Scharamouche e la sua un poco svagata eleganza tutta francese sono state bene individuate nell’esecuzione di Canino e Ballista, con quella sempre controllata sobrietà di gesto musicale, anche nell’esuberante «Brazileira» conclusiva, che costituisce la loro cifra stilistica distintiva.
Molto calorose le accoglienze del pubblico, non appagato se non dopo la concessione di due bis, un Ravel a quattro mani (da Ma mère l’Oye) e Lindaraja di Debussy.
Marco Materassi