Il messaggero veneto

Tue 30 Jan 2007

Dal Settecento a Chick Corea, grande Canino

Canino non esita, volteggia, acrobata sul filo, sulla tastiera, sfruttando appieno la timbrica dello strumento, enfatizzando le pulsioni di una partitura in movimento....Udine. Un quarto di musica italiana, un quarto di classicismo austriaco, due quarti di sound americano: sono gli ingredienti del primo appuntamento dell’anno con i Concerti aperitivo firmati dall’Orchestra Filarmonica di Udine.

A fare da padrone di casa è il pianista Bruno Canino, che, per inaugurare la nuova stagione delle ormai tradizionali mattinée domenicali, spazia senza soluzione di continuità tra il Settecento di Clementi e la contemporaneità del jazzista Chick Corea. Non c’è nulla da capire; non c'è filo conduttore da trovare, solo ascoltare il Maestro che esprime se stesso nella veste di solista.

Ad aprire le danze, sei vorticosi Valzer in forma di Rondò, tratti dall’opera 38 di Muzio Clementi, autore ingiustamente sottovalutato, ma – a detta di molti studiosi – «creatore del pianoforte moderno e padre del modo moderno di suonarlo».

Mani sulla tastiera, nessuna esitazione, Canino dà subito vigore alla partitura, incidendo, da buon orafo qual è, ritmo e sonorità e segnando con la sua inconfondibile impronta – suono stentoreo, colore pieno e vis espressiva – i lavori di Clementi, tesi ad un crescendo virtuosistico che il Maestro, complice tecnica e padronanza dello strumento, ben interpreta...

Il tocco incisivo e la sonorità brillante, ma anche la perizia – frutto di una sapiente ed esperta mano da musica da camera – fungono da leit motiv nell’esecuzione della celeberrima Sonata numero 11 in la maggiore K 331 di Mozart. L’interpretazione che ne dà il pianista è priva di qualsiasi retorica, lontana da intellettualismi; immediata e trasparente; accattivante nell’impetuoso finale, che sfocia nell’orchestrale Marcia alla turca, e tesa a sublimare nella sua semplicità la melodia popolare esplicitata sin dalle prime battute.

Lasciata la parte classica, Canino guarda oltre oceano, strizza l’occhio al jazz di Gershwin, di Gottschalk, ma anche a quello di Chick Corea, origini siciliane, piglio black. Sono due composizioni del compositore statunitense Gottschalk ad avvicinare Canino alle scintillanti sonorità afroamericane.

L’interpretazione, pur rimanendo ancorata ad una visione e ad un tocco da pianista di scuola classica, è brillante, ricca di verve, tumultuosa, specialmente in Union!, dove alcuni temi della tradizione yankee si combinano con un malinconico inno americano ed un frammento della Marsigliese. Canino non esita, volteggia, acrobata sul filo, sulla tastiera, sfruttando appieno la timbrica dello strumento, enfatizzando le pulsioni di una partitura in movimento, ma, forse, sacrificando qualcosa alle dinamiche coloristiche.

E se nei Tre preludi di Gershwin virtuosismo e sensualità vanno a braccetto, è nei nove pezzi di Chick Corea tratti da Children’s Songs, che il pianista napoletano meglio esprime la sua musicalità, scattando delle piccole istantanee, quasi delle polaroid, le cui immagini compaiono poco a poco e quando vengono accostate le une alle altre vanno a comporre, tassello dopo tassello, un quadro straordinario di ricordi, ora malinconici, ora divertiti.

Calorosissimi gli applausi al termine e due bis concessi dal Maestro: Gollway’s Cake Walk dal Children’s Corner di Debussy e una celeberrima e delicatissima Per Elisa.
Mariateresa Bazzaro