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Mon 5 May 2008

Zimerman, il perfezionista che regala emozioni

Ho conosciuto l’artista Zimerman, il perfezionista. Un uomo che da solo, sul palco, davanti al suo pianoforte ha “illuminato” la platea più del fascio di luce che “cadeva” su di lui. Indimenticabile!Per la critica di tutto il mondo è il perfezionista. Ma Krystian Zimerman non è solo un freddo esecutore. Lo ha dimostrato in un concerto sold out tenutosi a Catanzaro.

Krystian Zimerman
Teatro Politeama - Catanzaro
05/04/2008

Non conosco molto di Krystian Zimerman. Dovrei vergognarmi di ciò, ma non ci riesco. So già che questo per me, in alcuni casi, è stato un piccolo vantaggio. Solitamente non mi soffermo solamente sulle qualità tecniche di un artista.

Che sia una grande voce o un talentuoso musicista, deve colpirmi quel qualcosa che solo i grandissimi artisti possiedono: il fuoco della passione. Il primo impatto, in un teatro ossequioso dell’artista polacco, è con il programma... resta intatta la mia curiosità di ascoltare un interprete di fama mondiale.

Ed eccolo lì Krystian Zimerman. Il suo incedere, verso il pianoforte, è lento e sicuro, come un artista del suo calibro deve essere. In effetti la sua figura elegante trasmette sicurezza. La critica lo definisce perfezionista.

Io ho scoperto durante le prove questo suo modo di essere professionista. Infatti, nascosto alla sua vista, ho notato che, lì a pochi passi da me, questo artista preparava con grande scrupolo la sua esibizione. Ogni passaggio era occasione di studio. Ogni nota doveva essere in sintonia con il teatro e la sua acustica.

Ma torniamo all’inizio dello spettacolo. Zimerman apre con la “Partita in do min, BWV 826″ di Bach. Vengo catturato sin dalla prima nota. Che sia l’”andante”, la “sarabande”, il “rondo” o il “capriccio” poco importa.

L’artista polacco sta regalandomi quelle emozioni che cercavo. Quelle sensazioni che molti, prima di me, avevano recepito. Ho sentito suonare Bach da diversi interpreti.

Il francese Jacques Loussier riesce a tirare fuori dalle note del compositore tedesco arrangiamenti jazz che lo stesso Bach, forse, avrebbe apprezzato. Zimerman è pianista classico, nutre per Bach un immenso amore e rilegge con devozione le note scritte, circa 400 anni fa, dal grande Johann Sebastian.

Sono assolutamente soddisfatto da ciò che ho visto e sentito, ma mi chiedo come potrà essere il seguito. Cosa possa darmi quell’uomo che è lì, da solo sul palco, con il suo pianoforte a coda e con la sua musica. Giunge il momento di Ludwig van Beethoven... Ha un tocco delicato e deciso al tempo stesso. Ma non è questo che percepisco ascoltando Zimerman. La grandezza di un artista viene esaltata non solamente dalla tecnica ma anche dalle emozioni che esso riesce a trasmettere attraverso il suo coinvolgimento.

“Sentire” la musica è prerogativa di pochi e Zimerman riesce a trasmettere alla platea intera la sua “passione”. Il pianista polacco “cattura fisicamente” ogni singola nota che viene riproposta attraverso il suo strumento naturale, il suo prolungamento emotivo: il pianoforte.

Apprezzare l’arte di Zimerman ha un solo significato: entrare nel suo mondo fatto di gioie, di sofferenze, di fughe e di lunghe rincorse. L’interpretazione della “Sonata in do min, op. 111″ è sofferta ed appassionata al tempo stesso, tanto da creare una magica atmosfera intrisa di sensazioni indescrivibili...Con la “Sonata in do min, op. 13 (Patetica)” di Ludwig van Beethoven inizia la seconda parte del concerto. Nulla cambia rispetto alla prima parte. La grande interpretazione di questa Sonata dell’autore tedesco riconduce l’artista polacco in uno stato che definirei di “trance musicale”.

Le sue dita accarezzano il pianoforte, che sembra prendere vita al suono di quelle note che sgorgano appassionate dal cuore. Sono momenti di estasi quelli che Zimerman vive quando alza gli occhi al cielo. Quasi cercasse una maggiore ispirazione, quella divina.

La conclusione di questa sonata viene accolta dal pubblico con una ovazione. Il finale , la “Seconda Sonata” di Grazyna Bacewicz, compositrice polacca contemporanea e figura di spicco per la musica di quel paese, inizia impetuoso e con uno Zimerman che fa correre le dita sui tasti con una rapidità impressionante.

Questo è un brano particolarmente complesso nella sua scrittura. I momenti di grande “tempestosità” trovano riparo nei brevi attimi di dolcezza, segnati da una pausa di silenzio che trovano pace in una delicata melodia fino ad una nuova, più lunga, pausa, dopo la quale Zimerman sembra si accanisca contro il suo “compagno di viaggio”.

La platea richiama a viva voce l’artista polacco e lui, senza farsi pregare si risiede davanti allo Steinway & Sons per interpretare altre pagine di Brahms e Szymanowski.

Ho conosciuto l’artista Zimerman, il perfezionista. Un uomo che da solo, sul palco, davanti al suo pianoforte ha “illuminato” la platea più del fascio di luce che “cadeva” su di lui. Indimenticabile.
Giuseppe Panella