La Stampa

Sun 20 Apr 2008

Ed è subito miracolo

Se suona Zimerman il recital diventa rito...In Chopin - opera 24 e 58 - ogni dettaglio è un colore, ogni momento un istante diverso e continuo. Tensione estrema nell'ascolto, liberazione finale. Ritiene essenziale l'aspetto rituale del concerto dal vivo. Buio in sala, solo un cono di luce a inquadrare il pianoforte, lunga attesa prima del suo ingresso. Concentrazione e imprevedibilità, con la variazione di programma, molto frequente, annunciata a voce, un attimo prima dell'inizio, seguendo l'estro del momento.

Il pianista polacco Krystian Zimerman è in tournée in Italia. Una lunga serie di concerti nelle principali città, fino a maggio. È in carriera dal ‘75, quando vinse lo Chopin di Varsavia. Vive in Svizzera, insegna a Basilea; preferisce viaggiare da solo, guidando l'automezzo che trasporta il pianoforte. E spesso da solo provvede a spostare lo strumento, governando le leve di un muletto. Il rito, appunto. Quando suona, fa musica.

Nessun gesto è esibito, ogni scelta è ricondotta a un'interiore necessità: non è detto fosse quella l'intenzione dell'autore, ma lui la interpreta e la restituisce con tale oggettiva naturalezza da non consentire repliche. Nell'universo dei pianisti sta al polo opposto dei muscolosi, degli esibizionisti, oggi così diffusi.

È classico come lo era Benedetti Michelangeli. Il piano e il legato nella Parita n. 2 di Bach raggiungono intensità immateriali, mentre nella fuga è purisisma la chiarezza di ogni linea. Nell'Arietta della Sonata 111 di Beethoven, il tono è sommesso, come il più affettuoso dei dialoghi. In Chopin - opera 24 e 58 - ogni dettaglio è un colore, ogni momento un istante diverso e continuo. Tensione estrema nell'ascolto, liberazione finale. Sala grande di Santa Cecilia non colma: questo genio non è un divo?

Roma, Accademia di Santa Cecilia
Sandro Cappelletto