Il Centro

Sun 18 Mar 2007

Mullova: il coraggio di osare il repertorio più antico

...la sua interpretazione filologica della musica bachiana ha rispecchiato una purezza e bellezza di suono eccezionali, intonazione adamantina, vitalità ritmica e tecnica leggendaria, all’altezza della sua fama di virtuosa conquistata negli anni. Viktoria Mullova, una delle più affascinanti violiniste del nostro tempo, ha proposto alcune delle pagine bachiane per violino solo e per violino e basso continuo, queste ultime in duo con il clavicembalista Ottavio Dantone.

Il programma comprendeva: la III Partita per violino solo e la”Ciaccona” della II Partita e le Sonate in si minore ed in fa minore per violino e cembalo. Per l’esattezza, le Sonate vennero intitolate dall’autore (allora attivo alla corte di Kòthen)”per clavicembalo e violino”, affidando dunque alla tastiera non un ruolo di mero accompagnamento, ma il compito di realizzare, con la mano destra, un dialogo incessante e paritetico con il violino.

Le sonate della raccolta (ad eccezione dell’ultima, la sesta) sono scritte nello stile cosiddetto da chiesa, che vede succedersi quattro movimenti, con un inizio lento. Le sonate col clavicembalo (peraltro di straordinaria bellezza) non sono frequentemente presenti nei programmi di concerto, le Sonate e Partite per violino solo godono di notorietà molto maggiore, probabilmente anche per il magico virtuosismo e l’abilità della scrittura bachiana.

Queste vedono lo strumento ad arco inerpicarsi in una serie ininterrotta di figurazioni polifoniche, creando da se stesso una sorta di”doppio” con il quale dialogare. Nel 1983 il”Daily Telegraph” scriveva a margine della gloria mietuta con le vittorie al concorso”Sibelius” e al”Tchajkovskij”:”Non solo una straordinaria violinista e una musicista assolutamente unica, ma anche un’insuperabile comunicatrice”.

Nella serata teramana la sua interpretazione filologica della musica bachiana ha rispecchiato una purezza e bellezza di suono eccezionali, intonazione adamantina, vitalità ritmica e tecnica leggendaria, all’altezza della sua fama di virtuosa conquistata negli anni.

Ciò che ha rapito l’ attenzione è stata la fluidità del discorso musicale, in particolare nelle fantastiche pagine della”Ciaccona”. Ha portato, così, il pubblico teramano a conoscere le tradizioni dell’antichità violinistica e musicale e, a partire dall’utilizzo della riproduzione di un arco antico (Barocco), delle corde in budello nudo (come tradizione insegna), ha attinto anche dal punto di vista musicale dalla vasta produzione teorica che va dai trattati di Tartini e Geminiani a quelli di C. Ph. Bach (figlio di J. Bach), e quello di Quantz. Diplomata in violino e allieva del II livello, con indirizzo interpretativo-compositivo in violino, nell’Istituto musicale pareggiato “Gaetano Braga” di Teramo.
Maria Vittoria Di Donato