La Repubblica

Sun 4 Mar 2007

La Mullova meglio in coppia che single

man mano che ci si adegua alla sua attuale idea barocca, si apprezza il lodevole sforzo ´critico´ e concettuale e si scoprono seducenti fragilità poetiche e strumentali che conferiscono a Bach una friabilità espressiva suadente quanto lieve.Viktoria Mullova e Ottavio Dantone eseguirono a Milano un paio d´anni fa una scelta di Sonate per violino e cembalo di Bach (per la Società dei Concerti). Il programma era omologo a quello proposto l´altra sera al Conservatorio, per le Serate Musicali, con straordinario successo e un paio di bis.

Con una differenza di fondo. Nel 2004, i due musicisti erano in fase di reciproco dialogo e di esplorazione delle Sonate (ri)lette con criteri filologici; oggi la ricognizione stilistico-interpretativa è conclusa. Tra qualche mese anche la registrazione discografica dell´integrale bachiana sarà sul mercato.

Riascoltando Viktoria Mullova, per prima cosa bisogna cancellare il ricordo del Bach luminoso e spavaldo, secondo la tesa lezione musicale dei maestri russi, suonato nei primi anni di carriera internazionale. E non è facile, diciamolo subito.

Eppure man mano che ci si adegua alla sua attuale idea barocca, si apprezza il lodevole sforzo ´critico´ e concettuale e si scoprono seducenti fragilità poetiche e strumentali che conferiscono a Bach una friabilità espressiva suadente quanto lieve....
Angelo Foletto