Il Gazzettino

Thu 13 Mar 2008

Possiede la persuasiva

...questa delicatezza non manierata delle letture - magari non travolgente nel senso stretto della parola - rende più attiva e rilevante la partecipazione percettiva del singolo uditore.Trieste - Possiede la persuasiva di una voce che mai ha bisogno di ascendere allo scalpore per imporsi, l'eccezionalmente ben profilata maniera interpretativa del Quartetto Emerson .

Non inonda l'ascoltatore, né lo avvolge, lo invita piuttosto con una pacatissima ma irresistibile gentilezza a immergersi in un'esplorazione in cui l'emozionale non scinde dal cognitivo, anzi, ne è la conseguenza diretta.

Le metamorfosi dinamiche sono circospette, persino gli slanci mantengono una distinta nota introversa, la pulsazione è intrinseca, tutta da scoprire, come fosse nascosta da un arcaico pudore.

Eppure c'è, il palpito, forse ancora più invitante proprio grazie al suo rifuggire dagli esibizionismi, dalla seduzione facile, dall'ovvio. Le frasi, come l'intera impostazione narrativa, del resto, sono pronunciate nella loro compiutezza, benché un rigoroso, pressoché spartano senso della misura vigila su ogni accento.

Per certi versi, questa delicatezza non manierata delle letture - magari non travolgente nel senso stretto della parola - rende più attiva e rilevante la partecipazione percettiva del singolo uditore.

A più di tre decenni dalla fondazione del celeberrimo insieme statunitense, l'assoluta coesione che unifica musicisti di classe quali Eugene Drucker (violino), Philip Setzer (violino), Lawrence Dutton (viola) e David Finckel (violoncello) può anche sembrare naturale, ma l'impatto di una tale empatia non manca di suscitare ammirazione.

Sarebbe davvero superfluo parlare delle loro doti tecniche, sebbene esse raggiungano la piena espressine nel corso delle interpretazioni dei Quartetti n. 1 e n. 2 dall'op. 51, e n. 3 op. 67 di Brahms, a cui era interamente dedicato il concerto degli Emerson proposto al Politeama Rossetti dalla Società dei Concerti triestina.

Delizioso, ma purtroppo brevissimo l'unico fuori programma: il terzo dei Cinque movimenti per archi op. 5 di Webern.
Dejan Bozovic