Il Messaggero Veneto

Thu 13 Mar 2008

Brahms con i grandi archi degli Emerson

...un’interpretazione di Brahms intelligente e in alcuni punti commovente ...Il suono è caldo, pastoso, pieno...TRIESTE. Il Quartetto Emerson ospite, sere fa al Rossetti, per la triestina Società dei Concerti.

...un’interpretazione di Brahms intelligente e in alcuni punti commovente

....si tratta di uno dei quartetti più famosi del mondo con alle spalle trent'anni di attività e un medagliere da far impallidire. Otto Grammy Awards , di cui due per il miglior album di musica classica, tre Grammophone Awards , nel 2004 l' Avery Fisher Prize e il premio Record of the Year della rivista Gramophone per l'incisione dell'intera serie di quartetti di Bartók.

Da qualche anno, a sottolineare una costante ricerca sonora e stilistica, questi musicisti, in particolare i due violini Eugene Drucker e Philip Setzer e la viola, Lawrence Dutton, suonano in piedi, mentre il violoncellista David Finckel è l'unico che sta seduto su una pedana.

Il programma, abbastanza lungo un concerto da camera, ma comunque affascinante, è tutto incentrato su Johannes Brahms, in particolare sui Quartetti n. 2 e n. 3 nella prima parte e sul n. 1 a chiusa della serata. I musicisti mettono subito in evidenza l'eleganza e la leggerezza della partitura pubblicata nel 1873, parliamo del Quartetto n. 2 , e in particolare sottolineano quella serenità che già dal primo movimento, Allegro non troppo , crea quasi un clima di intima tenerezza.

Il suono è caldo, pastoso, pieno, e tale si riconferma anche nella successiva esecuzione, quella del Quartetto n. 3 in si bemolle maggiore op. 67 .

Come una piccola perla il Quartetto n. 1 in do minore op. 51 n. 1 dai toni drammatici, quasi ossessivi, conclude il concerto.

E bis simpaticissimo, invece, il Terzo dei Cinque movimenti di Anton Webern.
Erica Culiat