La Stampa

Wed 28 Jan 2009

Fascinosa Meyer, la clarinettista che stregò Karajan.

[...] la Meyer possiede un'arte stregonesca che esercita sull'ascoltatore un potere veramente incantatorio.Grande festa, l'altra sera, all'Auditorium di Torino, per la clarinettista Sabine Meyer che, con l'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, ha eseguito il concerto di Mozart e quello di Aaron Copland. Molti giovani sono venuti ad ascoltare questa longilinea ed elegantissima signora tedesca che von Karajan volle imporre, giovanissima, tra le prime parti dei Berliner, giungendo alla rottura con l'orchestra mal disposta a rinnegare il proprio esclusivismo maschilista. Ma Karajan aveva ragione: la Meyer possiede un'arte stregonesca che esercita sull'ascoltatore un potere veramente incantatorio. Il K622 è la meraviglia che tutti conosciamo ma, eseguito così, acquista qualche cosa di fatato e di visionario. Basta sentire che cosa sono gli attacchi della Meyer: la nota esce con una specie di impercettibile crescendo, si gonfia a poco a poco fino a dischiudersi nella pienezza della sua sonorità, con una continua altalena di sfumature, mezzetinte, incanti timbrici. Il concerto di Mozart fissa i caratteri espressivi e le possibilità tecniche del clarinetto romantico, sia in senso melodico che acrobatico: due nature fuse in una, che richiedono all'interprete spìrito lirico e insieme ludico.
Inutile dire che la Meyer li possiede entrambi, come s'è visto negli spunti jazzistici e leggeri dello spiritoso concerto di Copland e nel secondo dei Tre pezzi per clarinetto dì Stravinskij. Il direttore John Axelrod l'ha assecondata assai bene e, da parte sua, ha portato l'orchestra a esiti ragguardevoli nella Fuga a sei voci dall'Omertà musicale di Bach orchestrata da Webern e nella suite da On the Waterfront dì Bernstein.
Paolo Gallarati