Il Corriere della Sera

Mon 20 Nov 2006

Fratello e sorella in nome di Mozart. GIL E ORLI SHAHAM, stasera ore 21, Conservatorio Milano

«Prima strade separate poi insieme, quando siamo maturati». Gil Shaham racconta al Corriere l'iter che l'ha portato a suonare in duo con la sorella Orli. Fratello e sorella, lui al violino e lei al pianoforte. Guardando Gil e Orli Shaham, che stasera in Conservatorio suonano sei sonate di Mozart per le Serate Musicali, vien spontaneo pensare proprio al genio salisburghese, che da bambino stupiva l'Europa suonando con la sorellina Nannerl. Non sono più bambini, i fratelli Shaham: Gil è nato nel 1971, Orli quattro anni dopo. Però anche loro furono talenti precoci: in particolare Gil, che a 10 anni debuttava con la Filarmonica d'Israele e a 18 diventava una star mondiale sostituendo Itzhak Perlman a Londra.

Maestro Shaham, sentite la vostra storia vicina a quella dei fratelli Mozart?

«No, perché Leopold, loro padre, li fece suonare assieme già da piccolissimi. Invece i nostri genitori hanno voluto tenere separate le nostre strade, rispettando i passi che ognuno doveva fare. Certo, le proposte non mancavano: due fratelli che suonano assieme fanno notizia, ci volevano manager e televisioni, abbiamo avuto tante occasioni comode per far soldi. Però penso che sia stato meglio così, abbiamo avuto il tempo di maturare come musicisti e non ci siamo trasformati in fenomeni da baraccone».

Quando avete iniziato a suonare assieme?

«Nel 1997, in uno spettacolo radiofonico a New York. Era l'ennesima proposta, ma ci sentivamo pronti, e accettammo. Un produttore della Deutsche Grammophon ci sentì e ci chiese di incidere per loro: nacque "Dvorak for two"».

Si sentiva pronto quando a diciotto anni venne chiamato a sostituire Perlman?

«Sì, avevo sotto mano i concerti in programma, Bruch e Sibelius. Volai a Londra, una sola prova nel pomeriggio, la sera il trionfo. Da allora faccio centottanta concerti l'anno, uno ogni due giorni».

Non rischia di essere travolto da un simile ritmo?

«Ma chi lavora solo centottanta giorni all'anno? E un paio d'ore alla volta, se si tratta di un recital, quando non addirittura solo una quarantina di minuti nel caso del concerto con orchestra!».

Che effetto fa essere sempre in giro?

«Quando chiudo la valigia e parto per un concerto, è come se schiacciassi il bottone "pausa" sulla mia vita; poi, al ritorno, schiaccio "play": c'è da pagare la bolletta del telefono, fare le pulizie. Il sentimento dominante è comunque di soddisfazione: la gente mi vuole sentir suonare, ed è contenta quando lo faccio».

GIL E ORLI SHAHAM, Milano, 20 novembre ore 21, Conservatorio, tel. 02.29.40.97.24
Enrico Parola