La Repubblica

Wed 11 Nov 2015

Brunello-Lucchesini "Il nostro Beethoven a due strumenti e una sola voce"

NICOLETTA SGUBEN

«SE DOBBIAMO costruire qualcosa, facciamolo con un percorso che ci insegni una strada: cominciamo dalle 5 Sonate per violoncello e pianoforte di Beethoven». Il proponimento risale alla notte di Capodanno del 1989, quando il violoncellista Mario Brunello e il pianista Andrea Lucchesini si conobbero e decisero di suonare insieme. Oggi l'affiatato duo rappresenta il meglio del camerismo italiano, anche se ognuno continua a coltivare la sua (grande) storia di solista. Quelle Sonate restano la punta di diamante del loro repertorio, tant'è che al Quartetto ne concludono stasera l'integrale con un nuovo proponimento: «D'ora in poi mai più divise – dice il 55enne violoncellista veneto – sono 5 piccole vite da suonare in ciclo perché raccontano Beethoven dalla giovinezza alla maturità, ti portano in un mondo metafisico e ti fanno andare al fondo dei sentimenti come nessun'altra opera». In scaletta la sbalorditiva accelerazione poetico- compositiva delle Sonate III, IV e V. «Beethoven ha praticamente inventato la Sonata per violoncello e pianoforte – spiega il 50enne pianista toscano – prima l'arco si limitava al basso continuo ». Invece qui non solo il violoncello arriva a un dialogo paritario col pianoforte, ma si crea un'osmosi fra i due strumenti che obbliga il pianista a confrontarsi con un altro mondo. «Non più quello virtuosistico fatto di arpeggi, scale e ottave presente nelle prime due Sonate – continua Lucchesini – bensì una scrittura prosciugata, avvertibile già nella III, che si trasfigura completamente nella IV e nella V. Lì Beethoven arriva al suono puro, all'essenza come nelle ultime Sonate per pianoforte, con delle linee che assomigliano molto a quelle del violoncello». Quindi al pianista è richiesta una sfida? «Sì, attaccare il tasto nella maniera più morbida possibile, in modo che la percussione insita nella natura dello strumento si avvicini alla cantabilità e all'espressività dello strumento ad arco». Insomma, non due strumenti, ma un solo "piano-violoncello". Va da sé che riuscire a fare una cosa così è difficile. «Infatti non tutti i pianisti riescono ad avere un'"altra" voce – dice chiaramente Brunello – riescono quelli che hanno un grande amore e una sensibilità altissima per la musica da camera. Andrea le ha, e per me è un regalo suonare con lui». Il sodalizio 25ennale dei due, che comprende tutto il repertorio per violoncello e pianoforte e che negli anni ha coinvolto tanti altri artisti, non è solo professionale. «Ci lega un'amicizia vera, profonda – confessa Lucchesini – e anche i nostri 5 figli (3 di Mario e 2 miei) sono diventati amici nelle molte vacanze insieme. Quando ci mettiamo a leggere un nuovo pezzo il respiro è lo stesso. E questo mi accade solo con lui». «È vero – conferma Brunello – ci si mette dentro nello stesso "scafandro" e si respira dalla stessa bombola d'ossigeno».