La Nuova Venezia

Tue 14 Oct 2008

Magnifico recital di Lucchesini.

[...] uno dei pochi pianisti al mondo che sappia spaziare con autorevolezza dal repertorio settecentesco alla musica d’oggi. Il suo programma ne dà testimonianza [...]Magnifico recital di Andrea Lucchesini, uno dei pochi pianisti al mondo che sappia spaziare con autorevolezza dal repertorio settecentesco alla musica d’oggi. Il suo programma ne dà testimonianza: cinque Sonate di Scarlatti incorniciano i Six Encores di Berio, brevi pezzi concepiti come bis del concertista. Lucchesini esegue i brani dei due autori quasi senza soluzione di continuità e persuade della bontà dell’accostamento. Tre Studi di Debussy, magistralmente interpretati poi, fanno meditare sulle ascendenze francesi delle miniature di Berio. Del compositore ligure si ascolta infine la Sonata del 2001, concepita proprio in stretto contatto con Lucchesini. Un superbo lavoro che, partendo dall’ossessivo rintocco di una nota ribattuta, sviluppa un discorso complesso e ricco, con episodi di impervio virtuosismo. In serata ci si sposta alle Tese per un concerto diretto con precisione ed intelligenza da Andrea Pestalozza, a capo dell’ottimo Unitedberlin Ensemble. I lavori proposti sono tra i migliori ascoltati. Un convincente Il rovescio del sublime di Stefano Bulfon, uno dei nostri giovani più promettenti, una delle opere capitali di Gérard Grisey, Modulation, raffinato studio di sonorità estreme, Hommage à Charles Négre di Hugues Dufourt, legato a Grisey dalla poetica degli «spettrali», un emozionante Lost di Fausto Romitelli. L’intrusione di Entrelacs di Yan Maresz spezza l’atmosfera con il suo elegante, inquieto cinetismo. A seguire, alle Vergini, in Oggetto d’amore, si spreca il talento d’attrice di Sonia Bergamasco in un testo di Pasquale Panella le cui intenzioni sfuggono e sul quale finisce per perdersi la musica di Mauro Cardi. La domenica offre un interessante incontro con le colonne sonore scritte da autori come Schönberg, Eisler e Dessau. Netto soprassalto in chiusura con le aride atmosfere della musica di Dmitri Kourliandsky e le aggressive iterazioni della proiezione video. Bravi i ragazzi dell’Accademia della Scala diretti dall’esperto Giorgio Bernasconi. Si finisce con il Divertimento Ensemble guidato da Sandro Gorli. Fra opere consacrate alla storia di Xenakis, Donatoni (trascinante il suo Flag) e Ligeti, due pezzi nuovi: Ba Yin di Lin Wang che rivisita con ironia i fonemi e le accentazioni dell’opera nazionale cinese e Le Carte di Pòlya di Daniele Ghisi che costruisce geometrie di ruvido impatto, punteggiate da sospensioni cariche di effetti timbrici sorprendenti.
Massimo Contiero