Oltre Cultura

Sun 1 Jun 2008

La sobria eleganza del pianista Andrea Lucchesini

Saremmo stati ad ascoltarlo suonare per ore, Andrea Lucchesini, rapiti dall’intensità, nel contempo soave e ardente, con cui si è offerto al pubblico. E’ cominciata così, quindi, con grande raffinatezza la primavera 2008 del Teatro dei Marsi di AvezzanoSaremmo stati ad ascoltarlo suonare per ore, Andrea Lucchesini - pianista toscano poco più che quarantenne ma con un background di studi, incontri e performances, da fare invidia a ben più navigati maestri - rapiti dall’intensità, nel contempo soave e ardente, con cui si è offerto al pubblico.

E’ cominciata così, quindi, con grande raffinatezza la primavera 2008 del Teatro dei Marsi di Avezzano: sul palcoscenico, l'essenzialità di un pianoforte, un pianista e luci puntate sullo strumento. Il resto, lo ha fatto la musica e l’assoluta abilità tecnica e interpretativa di Lucchesini. Sin dall’inizio, l’artista “aleggia” sul palcoscenico con la stessa delicatezza con cui le sue dita scorrono i tasti del pianoforte.

Non si scompone, non mette esagerata enfasi fisica nell’interpretazione ma fa uscire prepotentemente l’emozione già scritta sugli spartiti, assenti in versione materiale e impressi nella sua mente. E così si schiudono le storie musicali di quattro Sonate di D.Scarlatti, di quattro Encores di Berio , di quattro Improvvisi op. 90 (D 899 ) di Schubert e dei Preludi Op. 28 di Chopin.

Il virtuosismo si fa sentire maggiormente nelle “zone” contemporanee ma anche i classici del romanticismo non vengono mai resi in maniera melensa o scontata. Il magnetismo che il pianista toscano esercita sulla platea non perde di energia per tutta la durata del concerto. Quasi una sorta di ipnosi che riempie una serata di grande poesia e condisce di vigore il nutrimento già presente nella musica. Ma non è tutto. A fine esibizione, Lucchesini si è fermato a parlare col pubblico, proprio per sottolineare la sua teoria di “abbassare il palcoscenico e innalzare la platea”, in nome di un contatto/rapporto più diretto e umano tra musicista e fruitori.

Ha raccontato dell’immenso amore per il suo lavoro e della grande fortuna di aver conosciuto e lavorato con Luciano Berio nonché di aver “visto” nascere ex novo un’opera (Lucchesini ha eseguito la nuova Sonata per pianoforte del M° Berio in prima mondiale a Zurigo). Unico cruccio - nonostante trovi la situazione dei Conservatori molto buona dal punto di vista della formazione e della preparazione tecnica dei musicisti - il fatto che in Italia ci sia uno spazio pressoché inesistente per i giovani concertisti: “ai concorsi conta molto l’esperienza maturata sul palcoscenico. Gli italiani pagano questa mancanza”.

Paradossale è anche la situazione di tanti musicisti di talento (di cui il nostro Paese continua a essere ricco): mancano oggettivamente le possibilità di suonare e così si è “costretti” ad andare all’estero, non tanto per fare utile esperienza, quanto per palese necessità.

Infine, dopo qualche frecciata ad una politica (in senso generale) che non si occupa affatto di sentire la voce degli interessati, quando legifera sul mondo della musica, un consiglio ai giovani: non bruciare le tappe e armarsi di “spalle larghe” per reggere la carriera, certamente anche ricca di immense soddisfazioni, del concertista.
Emilia Maurizi