Il Gazzettino

Wed 5 Mar 2008

OTTOCENTO E CONTEMPORANEITÀ CONVIVONO ALLA FENICE NEI TRII DI LIGETI E BRAHMS

5 eccellenti solisti hanno dato vita ad opere con organici variabili: il pianista Andrea Lucchesini , il violoncellista Mario Brunello, il cornista Alessio Allegrini, il violinista Marco Rizzi e il clarinettista - compositore Joerg Widmann. Caldo successoL'inserimento di un brano contemporaneo in un programma concertistico può essere talvolta illuminante.

Nel bellissimo concerto della Società Veneziana di Concerti alla Fenice, il Trio per corno, violino e pianoforte di Gyorgy Ligeti del 1982 era felicemente accostato al Trio op. 40, per lo stesso organico, del 1864, di Brahms. Ligeti è ungherese e nelle sue tarde opere vibra una consonanza con la Vienna romantica. Il suo Trio è dedicato a Brahms, ma l'autore ama precisare che non c'è alcuna memoria esplicita dell'Amburghese.

In realtà il rapporto con la tradizione mitteleuropea qui è evidente e le precedenti ricerche sperimentali si sono notevolmente allentate. Il fiero concorrente, sul piano del comporre radicale, di Stockhausen, soprattutto nella maturità ha riannodato i fili con la storia.

Ciò appare evidente nel Trio: non c'è in senso letterale Brahms, ma una forte nostalgia per il passato con un melodismo persino struggente. Nel tempo di mezzo riaffiora, nella pianistica incisività ritmica, l'ombra di Bartok, l'autore amatissimo e periodicamente evocato. L'opera emerge soprattutto nei tempi lenti: nel «Lamento, adagio» conclusivo sembra di cogliere un'allusione all'ultimo Beethoven.

Non ci sono risvolti drammatici nella voce evocativa del corno, ma la fuga verso una rassegnata elegia. Quest'opera è uno dei testi cameristici fondamentali del secondo Novecento: una pagina che vive nella storia e che dimostra come talora anche la Nuova Musica non abbia smarrito le vie maestre della cultura ottocentesca.

Questo splendido Trio figurava accanto a due capolavori di Brahms, pure raramente eseguiti. Il Trio per corno, violino e pianoforte op. 40 anticipa i climi elegiaci della Seconda Sinfonia. Il Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte op. 114 svela la tenerezza malinconica, le sublimi introversioni, dell'ultimo Brahms. Ad apertura di programma il "Nachtstueck" di Joerg Widmann (la placida ortodossia dell'avanguardia), in cui non c'è traccia di Schumann al quale il pezzo è dedicato.

Cinque eccellenti solisti hanno dato vita ad opere con organici variabili: il pianista Andrea Lucchesini , il violoncellista Mario Brunello, il cornista Alessio Allegrini, il violinista Marco Rizzi e il clarinettista - compositore Joerg Widmann. Teatro quasi esaurito. Caldo successo.
Mario Messinis