Il Messaggero Veneto

Thu 15 Nov 2007

Barocco e moderno con un grande Lucchesini

Il celebre pianista conquista il Bon con pagine di Scarlatti, Chopin e Berio...Consensi mai tanto meritati ... E i bis, acclamati a gran richiesta, sono stati la chiusura di un evento senza uguali. TAVAGNACCO. Un’apertura di stagione alla Fondazione Bon a dir poco straordinaria, che ha preannunciato il tenore della lunga serie di appuntamenti che non si potranno assolutamente perdere.

L’altra sera a calcare il palco del teatro-gioiello di Colugna con un recital pianistico dal programma tutto sui generis – unire Scarlatti e Berio con un alternarsi di sonate ed encores è davvero una trovata di profonda coscienza musicale – è stato nientemeno che Andrea Lucchesini, il celebre pianista noto alle scene internazionali per il suo indiscusso talento e le sue collaborazioni con i nomi più prestigiosi del panorama classico.

Il pubblico che ha affollato la platea e la balconata di Colugna certo si aspettava due ore di alta musica, ma lo stupore manifesto all’ascolto, nella prima parte, di un ciclo di cinque serie di brani per tastiera che hanno avvicinato due compositori all’apparenza distanti, ma vicinissimi nei principi tecnici e nelle intenzioni compositive, Scarlatti e Berio per l’appunto, ha lasciato davvero tutti col fiato sospeso.

Allo stesso momento s’inaugurava il pianoforte grancoda Steinway&Sons acquistato con il contributo della Fondazione Crup, un gioiello che ha impreziosito ancor più maggiormente le ricerche sonore e timbriche di Lucchesini. Apertura con la Sonata in re maggiore K 491 del compositore napoletano, cui sono seguiti, con un’illuminata soluzione di continuità, Brin e Leaf di Berio, pezzi – come tutti i Six encores – di forma breve, aforistica, che indagano fortemente la poetica delle possibilità timbriche dello strumento.

Senza interruzione e con una concentrazione ispirata, Lucchesini ha eseguito le successive serie con il tocco e la maestria di chi nell’immediatezza e senza storpiature passa dal Barocco al contemporaneo, evidenziandone continuità e opposti, in una ricerca estetica di studio profondo.

Così il binomio Sonata in sol maggiore K 454 ed Erdenklavier e Wasserklavier , che ha messo in evidenza la valenza delle acciaccature e delle sincopi in due diversi periodi storici, i fugati ed i contrappunti della Sonata in fa minore K 239 in contrasto con i pianissimi di Luftklavier , i giochi ritmici e le ripetizioni che costituiscono la Sonata in la maggiore K 342 e Feuerklavier .

Insomma, mai come ieri sera si sarebbe pensato che il tonalismo e l’atonalismo si basano su contrasti che si chiudono nell’unitarierà.

Gli applausi, dopo quest’ora irripetibile di musica, sembravano non finire, e più volte Andrea Lucchesini è stato richiamato in scena a ricevere i «bravo» del pubblico.

Seconda parte di concerto prettamente romantica, altra epoca storica di cui Lucchesini è superbo interprete, con Chopin e l’integrale dei Preludi opera 28 , ventiquattro brani, mai suonati prima tutti assieme e senza interruzioni, che esplorano il caleidoscopico mondo delle passioni umane.

Il microcosmo chopiniano in un universo di emozioni pregnanti, impreziosite dal tocco e dalle ricerche sonore delle mani del solista. Consensi mai tanto meritati per una serata che ha unito tre secoli ed epoche in un’unica persona. E i bis, acclamati a gran richiesta, due Improvvisi di Schubert, sono stati la chiusura di un evento senza uguali.
Alessio Screm