Il Corriere della Sera

Sun 28 Oct 2007

E Manacorda «snellisce» Beethoven

...Lucchesini spalanca visioni argentee, come giardini coperti di brina: è il momento più intenso della serata e si rinnova nel poetico bis, l’improvviso op. 90 n. 3 di Schubert, che Lucchesini trascolora in un frullo impalpabile.Gran bella idea porre a contraltare della «napoleonica» Sinfonia n. 3 di Beethoven la sferzante «Ode a Napoleone» di Schoenberg, come hanno fatto i Pomeriggi Musicali nel loro concerto di esordio stagionale giovedì sera al Dal Verme….

Manacorda dirige il Concerto «Imperatore» e, appunto l’«eroica» di Beethoven. Lasciamo da parte la sua gestualità, così irrigidita a braccio teso, immobile per battute intere….

Quello che conta è il nitore del Beethoven che ne nasce. Svelto, snello, volante, più festoso che eroico nella Sinfonia, ma sempre trapunto di accenti vivi (anche la «Marcia funebre»
e non è un paradosso).

La stessa «leggerezza ventosa» che il pianoforte di Andrea Lucchesini diffonde nel Concerto n. 5 «Imperatore» soffiandovi tourbillons lucentissimi, anche qui più eterei che fieri, specie negli aerei couplet del Finale.

Essere romantici non vuol dire essere melensi. Manacorda e Lucchesini lo sanno bene e la brillantezza del loro lirismo scaturisce appunto da un’articolazione sobria e levigata, dal terso perlage di un pianoforte che nel si maggiore dell’Adagio, così ben sostenuto (8’ 14’’), spalanca visioni argentee, come giardini coperti di brina: è il momento più intenso della serata e si rinnova nel poetico bis, l’improvviso op. 90 n. 3 di Schubert, che Lucchesini trascolora in un frullo impalpabile.
Gian Mario Benzig