Straubinger Tagblatt

Fri 20 Jul 2007

Lucchesini combina Domenico Scarlatti con Luciano Berio

... la scelta fra le circa 600 Sonate di Scarlatti e l’accoppiamento di volta in volta con i brani di Berio è stata fatta dall’interprete in maniera così accorta, da risultarne un flusso di suono continuo. Conosciamo da lungo tempo Andrea Lucchesini come un virtuoso del pianoforte,
che tuttavia sa anteporre intelligenza e profondità al puro virtuosisimo digitale. Come il suo famoso collega e conterraneo Maurizio Pollini, attualmente preferisce i cosiddetti programmi sandwich, suona antico e moderno. In questa quarta matinée Sonate di Domenico Scarlatti e Encores pour piano di Luciano Berio.

Questi ultimi brani fanno parte di un ciclo composto fra il 1965 e il 1989, evocano i quattro elementi mistici Acqua, Terra, Aria e Fuoco. L’interpolazione con lo stile completamente diverso di Scarlatti, che potrebbe sembrare osé, riesce affascinante, ha tenuto in tensione il pubblico fino ai conclusivi Improvvisi di Schubert.

La concatenazione senza pause fra le Sonate di Scarlatti e i brani di Berio Berio era redditizia per diverse ragione: la scelta fra le circa 600 Sonate di Scarlatti e l’accoppiamento di volta in volta con i brani di Berio è stata fatta dall’interprete in maniera così accorta, da risultarne un flusso di suono continuo. Ci si poteva ricordare di Backhaus (come ultimo della tradizione lisztiana) il cui discreto arpeggiare modulava da brano a brano.

Inoltre si sono conosciuti i due compositori come avanguardisti, avventurieri esteici: Berio esaltava la modernità di Scarlatti. Dietro la maschera di Impersonalità si nasconde, in Scarlatti, un lato passionale, ironico, che diverte e supera le convenzioni.

E Schubert? Anche la sua op 90 ha molti aspetti. L’interprete è davanti ad un compito non facile: trasmettere gli Improvvisi senza manierismi e sentimentalismi…… E con Lucchesini questi desideri si sono avverati. Anche quando nell’Improvviso in mi bemolle maggiore l’accellereando (scritto) sale fino a Presto-Stretta, si è astenuto dall’urgenza drammatizzante.

Forse proprio in questo brano lievemente tendente verso la monotonia avrebbe potuto osare un po’ di più, avrebbe potuto anche “forzare” un poco nel primo pezzo nel passggio re maggiore-re minore . Questo gli è invece riuscito magnificamente nel secondo bis, il sublime Momento Musicale in fa minore nella parte centrale in re maggiore.

Altrettanto felici si era nell’ascoltare Chopin il 24 Preludio Regentropfen.
Werner Haas