Il Piccolo di Trieste

Mon 19 Mar 2007

Andrea Lucchesini trae dalla tastiera note luminose, sfoderando un ottimo controllo tecnico-strumentale

Luciano Berio, meraviglie sonore per pianoforte L’etichetta Avie distribuisce il cd con la prima esecuzione a Zurigo della «Sonata». Un disco che si offre quale entusiasmante esperienza d'ascolto.Il primo luglio 2001 ebbe luogo a Zurigo la prima esecuzione della «Sonata per pianoforte solo» di Luciano Berio. Il pianista era Andrea Lucchesini, che quel lavoro aveva visto nascere, sul filo di una consuetudine di amicizia e di confronto sul terreno della musica e della tecnica pianistica consolidato negli anni.

Oggi, la Sonata apre il disco di Lucchesini dedicato al Berio pianistico, con pagine che vanno dalle giovanili «Cinque Variazioni» (datate 1952-53 e revisionate nel 1966), alla «Sequenza IV» (1966), a «Rounds» (1967), alle «Six encores» (composte in un lasso di tempo che ha per estremi il 1964 ed il 1990), fino a due brevi composizioni per pianoforte a quattro mani («Touch» e «Canzonetta»), composte per Lucchesini e Valentina Pagni in occasione del loro matrimonio.

A quattro anni dalla scomparsa del compositore italiano più importante del secondo Novecento, questo cd, prodotto dall'etichetta Avie con il contributo della Fondazione Umberto Micheli, si schiude all'ascolto come uno scrigno di sonore meraviglie, inanellando le pagine dedicate da Berio al pianoforte solo nell'arco di mezzo secolo di attività compositiva.

«Questa registrazione da tempo attesa - commenta la vedova di Berio, Talia Pecker, sul risvolto di copertina - è lo straordinario documento di una collaborazione e di un'amicizia altrettanto straordinarie. Le letture che Andrea Lucchesini ci offre dell'opera pianistica di Luciano Berio costituiscono un doppio ritratto: quello di un pianista magistrale che presto nella sua carriera ha scelto di abbracciare la musica del presente illuminandola con la sua intima conoscenza del passato, e quello di un compositore richiamato dal proprio amore per il pianoforte e per i capolavori della sua storia a confrontarsi sempre di nuovo con questo re degli strumenti, in una riflessione continua sulla sua rilevanza nel presente».

Di questo fecondo dialogo tra contemporaneità e tradizione, la Sonata si presenta come acuta e complessamente articolata enunciazione sonora, costruita intorno alla lunga «traiettoria» di un si bemolle ostinatamente ribattuto.

Come ebbe a scrivere lo stesso Berio, «tutte le sonate, di ogni tempo e luogo, propongono e sviluppano, sempre e comunque, un dialogo tra diversi caratteri espressivi, fra diverse identità strutturali e tecniche, fra continuità e discontinuità, fra semplice e complesso, fra presenza e assenza... In questa mia Sonata quel dialogo è certamente presente».

L'ascoltatore più preparato sul piano storico-musicale individuerà immediatamente il puntuale riferimento a tre accordi dotati di una straordinaria valenza musicale e simbolica nell'evoluzione della storia della musica tra Otto e Novecento: l'accordo del «Tristano» wagneriano, quello della «Danza delle adolescenti» nella stravinskjiana «Sagra della primavera» e quello del «Klavierstück IX» di Karlheinz Stockhausen. Ma anche l'ascoltatore meno «attrezzato» rimarrà conquistato dalla luminosità di suono, dalla sontuosa articolazione dei piani sonori, dalla varietà di tocco e dal sovrano controllo tecnico-strumentale con i quali Lucchesini dipana il fascinoso filo di questa Sonata che dialoga al suo interno con la grande tradizione della musica europea.

Le qualità dell'interprete si impongono peraltro anche nelle altre pagine proposte, in un disco che si offre quale entusiasmante esperienza d'ascolto.
Stefano Bianchi