L'Arena

Thu 8 Mar 2007

Il pianista Lucchesini tecnica e virtuosismi. Da Scarlatti a Chopin tra molti applausi

Lucchesini sa come costruire la struttura di un pezzo attraverso le dinamiche e agoniche e possiede una tecnica virtuosistica molto agguerrita.... Il successo è tangibile a fine concerto, con convinti applausi del pubblico al suo indirizzo.Per l’appuntamento con gli Amici della Musica di Verona, il pianista Andrea Lucchesini ha scelto un programma cronologicamente appropriato e denso di interesse. La sua esibizione si è dapprima concentrata sulle quattro Sonate di Domenico Scarlatti, i numeri K 491, 454, 342 e 146, abbastanza omogenee nel privilegiare la ricerca di sonorità particolari con l’uso di ambiti estremi della tastiera, più per rivelare effetti musicali che per pura sfida tecnica.

Il pianista pistoiese le ha affrontate in un excursus convincente, con alcune punte interpretative (nella 342 e nella 146) in cui le capacità espressive dello strumento ben dettagliate, con un palcoscenico sonoro, ampio e il timbro bene caratterizzato.

Ha poi fatto intendere, ancora una volta, di conoscere bene soprattutto la letteratura romantica, che ha esplorato anche negli aspetti più fascinosi e non certo secondari dei 4 Improvvisi op. 90 di Schubert. Nel secondo tempo, con l’Allegro in mi bemolle maggiore, dalla scrittura liquida e brillante e nel terzo in particolare, l’Andante in sol maggiore, dove ciò che il compositore riesce a trarre da un frusto canovaccio è di un’originalità e di una bellezza unica.

Quali sono le componenti ideali per l’interpretazione del repertorio romantico? La tecnica ovviamente, concepita come lettura esatta del testo, alla chiarezza e velocità dovute; poi il suono che dovrebbe essere sempre evocativo, ispirato, suggestivo; e infine il carattere, cioè la definizione psicologica di quello che la musica vuole esprimere. Andrea Lucchesini tutte queste componenti mostra di saperle dosare perfettamente, sa come costruire la struttura di un pezzo attraverso le dinamiche e agoniche e possiede una tecnica virtuosistica molto agguerrita.

Con queste premesse i 24 Preludi op. 28 di Chopin, da lui eseguiti a conclusione del programma, si addicono bene alle sue doti interpretative. È difficile dire qualcosa di nuovo in questa pagina, quanto mai visitata dalla prassi didattica, concertistica e persino discografica. E neppure Lucchesini in fondo si propone di dire alcunché di nuovo, ma la resa del testo nei suoi elementi strutturali e in quelli interpretativi, citati sopra, è di particolare bellezza e suggestione emozionale.

Tra l’altro è esemplare il rapporto tra la fedeltà alle indicazioni del testo (dinamiche, agoniche, fraseggio) e quelle componenti dell’interpretazione che spettano alle scelte personali dell’esecutore. In parole povere, Andrea Lucchesini, pur non rinunciando a dettagli personali, resta nell’ambito del testo e soprattutto del carattere, chopiniano. Pur virtuoso, non si affida a questa sia pur importante componente dell’esecuzione, se non per dominarne la portata e di essa servirsi a scopi musicali.

Il successo è tangibile a fine concerto, con convinti applausi del pubblico al suo indirizzo.
Gianni Villani