La Repubblica

Wed 31 Jan 2007

Parla il pianista successore di Farulli che domani sera sarà al Teatro Verdi con l' Ort

«Nella mia vita ho avuto talmente tanto dalla musica che sarebbe malfatto non restituirlo».«Coloro che hanno avuto la fortuna di crescere nella musica non devono crogiolarsi in questa condizione, sentirsi dei privilegiati, ma rimboccarsi le maniche per far sì che anche ad altri capiti lo stesso». Così parla Andrea Lucchesini, che domani ore 21 al Teatro Verdi suona, solo, i «Sei Encores» di Berio e, con l' Ort diretta da Peter Rundel, il Quarto concerto per piano di Beethoven, di cui è in programma pure la Quarta sinfonia; replica venerdì a Empoli.

La frase pare un autentico manifesto d' azione, dato che chi la pronuncia è, oltretutto, il delfino di Piero Farulli alla Scuola di Fiesole. Designato a sorpresa due anni fa dal pontefice di San Domenico, da sempre avverso all' eccesso di individualismo dei pianisti.

Complicato al principio per il pianista toscano, classe 1965, unire questo incarico dirigenziale con la carriera concertistica. «Pensavo di vivere la Scuola un po' dall' esterno, ma mi sono reso conto che non era possibile. Allora ho stabilito di buttarmici dentro a capofitto, imparando a non buttar via il tempo, a studiare in maniera diversa. Ed è giusto così. Nella mia vita ho avuto talmente tanto dalla musica che sarebbe malfatto non restituirlo».

Premesso che «il nostro compito è di non sciupare il meraviglioso giocattolo creato da Piero», veniamo ai programmi. «Mi piacerebbe che Fiesole divenisse la casa di tutti, a livello locale e nazionale. Dovremmo diventare l' equivalente d' una bottega rinascimentale. Adesso ci sono masterclass di strepitosi insegnanti, che tuttavia vedono i loro allievi soltanto una volta al mese, per una lezione.

Troppo poco. I ragazzi dei corsi di perfezionamento devono dimorare da noi almeno una settimana, dieci giorni ogni mese, lavorando sodo con i propri maestri, facendo poi musica da camera, orchestra». Un campus, insomma. Ma servirebbero più soldi, maggiori spazi e il riconoscimento alla Scuola del livello universitario. Peraltro è auspicabile che il tutto avvenga in sinergia con i conservatori. Le trattative con la politica sono in corso, e sembrano aprirsi spiragli favorevoli. «Poi a Fiesole ci sono molti bambini. Ecco, vorrei che vi ritornassero di nuovo adulti e pensionati, come in passato. Nei cori. O a riprendere uno strumento abbandonato in gioventù».

Da un progetto didattico a così ampio raggio resta tuttavia escluso l' adolescente medio, quello che la musica la fa tre anni alle medie, e stop. «Purtroppo non basta Fiesole a risolvere l' analfabetismo musicale nel Paese. E non sembri che, con ciò, voglia alludere a una superiorità della classica sulla leggera, perché invece penso che la buona musica non abbia parrocchie. Il problema sta nel fatto che il ragazzo delle medie non sceglie in autonomia che musica ascoltare: qualcuno l' ha già sintonizzato su un certo standard, propinandogliene di brutta fin dall' infanzia. Una soluzione? Creare cori scolastici, tra l' altro vera e propria palestra di convivenza civile».

L' Ort invece, grazie al contributo all' assessorato provinciale alla Pubblica istruzione, da dieci anni promuove nei licei corsi di avvicinamento al linguaggio musicale legati ai concerti della stagione. Quindici quest' anno le scuole coinvolte. Che oggi pomeriggio, al Verdi, ascolteranno Lucchesini provare, e poi ci parleranno.
Gregorio Moppi