Quinte Parallele

Sun 27 Oct 2019

Intervista ad Andrea Lucchesini: la musica è un’impresa infinita.

Non solo interprete prolifico, ma anche entusiasta organizzatore musicale, docente instancabile e studioso raffinato, Andrea Lucchesini incarna quella sempre più rara figura di musicista militante, che intende la divulgazione musicale nel più nobile e completo dei modi. In questa intervista concessaci nonostante i turbinosi impegni in cui si deve quotidianamente misurare, ha toccato varie sponde della sua eterogenea attività, partendo dal concerto di inaugurazione della stagione cameristica di Santa Cecilia, arrivando fino alle sue personali idee sulla situazione musicale odierna.

Maestro, credo che potremmo iniziare questa nostra conversazione affrontando il programma che eseguirà lunedì 28 ottobre all’Auditorium Parco della Musica. Il concerto inaugurerà la stagione cameristica di Santa Cecilia, con un focus monografico sull’opera pianistica di Schumann. Vorrebbe descrivere quali sono secondo lei i tratti salienti di Schumann, alla luce delle opere che ha scelto?

Le opere che ho scelto appartengono al decennio 1829-1839, che vede nascere esclusivamente lavori per pianoforte e produce pezzi tra i più celebri: Papillons e Carnaval, ad esempio, in cui il genere del cosiddetto “pezzo caratteristico” è trasfigurato da una scrittura ricca di suggestioni letterarie e affettive, di citazioni e rimandi. La fantasia combinatoria di Schumann agisce sulla materia tracciando un percorso fatto di reminiscenze e rielaborazioni, talvolta ben riconoscibili, in altri casi appena suggerite, che ricorda i procedimenti dell’ultimo Schubert – non a caso tra gli autori cui Schumann guarda con maggior entusiasmo. I procedimenti criptografici (oggetto di uno studio specifico del giovane compositore e perfettamente in linea con la sua complessa personalità) tracciano le tappe di quella che mi sembra un’appassionante caccia al tesoro.

Le Tre Romanze op. 28 si pongono cronologicamente alla fine del decennio e sono tra i lavori che l’autore prediligeva: rappresentano un ciclo unitario di pagine molto diverse, forse di maggior astrattezza, ma con una cifra stilistica inconfondibile. Il programma del concerto si conclude con la Fantasia op. 17, nella quale fuoco creativo, passionalità e intimismo si esprimono pienamente in un grande affresco di sorprendente modernità: la sostanza musicale che conferisce all’opera unità poetica e stilistica, pur nelle ampie proporzioni, è data dall’assoluta coerenza di un discorso sempre ispirato ma estremamente mutevole, tra cambi di tempo e arditezze armoniche. Tutto ciò lo ritroviamo in modo ancor più sorprendente nell’ultimo movimento, vero culmine espressivo di una partitura della quale sono letteralmente innamorato, e a cui mi accosto ogni volta con lo slancio “fantastico e appassionato” che Schumann raccomanda in apertura.

La sua idea di Schumann è estremamente chiara, ma volevo stimolarla su un altro aspetto, nello specifico: dal momento che nelle sue composizioni Schumann riversava non solo la sua cultura di musicista, ma anche le proprie esperienze di uomo, in una costante sinergia e trasformazione tra arte e vita, secondo lei è possibile leggere la musica di Schumann secondo una prospettiva narratologica?

I riferimenti letterari – Jean Paul Richter ed E.T.A. Hoffmann su tutti – sono ricchi e documentati: è evidente cha l’ardore romantico del giovane musicista si nutre di suggestioni poetiche. L’intento narrativo è più evidente nei pezzi che recano titoli o puntuali rimandi ad opere e figure della cultura romantica e della vita musicale, e altrettanto significative per la comprensione degli stati d’animo di Schumann sono le vicende personali dell’uomo, documentate puntualmente dall’ampia attività di scrittura, sia pubblica sia privata. Resta poi il mistero del trasferimento della potenza immaginativa in una produzione che somma la conoscenza della tradizione ad una spinta fortissima all’originalità.

Le andrebbe di illustrare la sua evoluzione professionale dalla formazione a oggi, ponendo l’accento sulle tappe fondamentali della strada che ha percorso fino a qua?

Ho avuto la fortuna di grandi incontri, che hanno segnato profondamente la mia crescita musicale ed umana, a partire dall’opportunità straordinaria di iniziare (a sei anni) lo studio del pianoforte al Conservatorio di Firenze con Maria Tipo. Straordinario l’essere accolto in una scuola che non era aperta ai piccoli – e infatti risultavo come uditore – e soprattutto nella classe di una pianista celebre in tutto il mondo, che fin dall’inizio si occupò di me con grandissima cura ed entusiasmo.

Le sue lezioni erano un intenso e prolungato corso di perfezionamento: mentre via via il repertorio pianistico passava sotto le mie dita, il suo insegnamento mi accompagnava pazientemente alla ricerca del legato più espressivo e cantabile, all’attenzione al fraseggio e alle dinamiche, all’accuratezza della pedalizzazione, fino all’individuazione di una linea interpretativa personale, coerente e consapevole. Il tutto in totale gratuità (la mia famiglia non avrebbe potuto sostenere l’impegno economico delle lezioni settimanali) dopo il precoce pensionamento di Maria Tipo dal Conservatorio.

In questo spirito di dedizione – mai disgiunta da una grande severità – mi ha accompagnato in tutto il percorso formativo, preservando la mia crescita da ogni accelerazione professionale (ogni anno qualche piccolo concorso e un paio di concerti) e permettendomi di arrivare al diploma con un repertorio ampio ed importante.

Subito dopo mi iscrissi al Concorso Internazionale Dino Ciani al Teatro alla Scala, che avrebbe dovuto essere il primo di una lunga serie, ma la mia vittoria ebbe grande risalto anche mediatico, e iniziai così una intensa attività di registrazioni discografiche e concerti in tutto il mondo.

Qualche anno dopo, il mio isolamento di solista fu rotto per sempre da un altro incontro importante, con il violoncellista Mario Brunello e la musica da camera. Con Mario festeggiamo in questa fine d’anno – il 16 dicembre, su invito degli Amici della Musica di Firenze – i trent’anni di un sodalizio artistico che è anche una grande amicizia: insieme abbiamo avuto presso l’Unione Musicale di Torino la possibilità di organizzare per tredici anni gli Incontri di Musica da Camera, uno spazio per prove aperte e concerti, nel quale abbiamo potuto esplorare il repertorio in lungo e in largo, con la complicità di tanti musicisti di grande spessore come Giuliano Carmignola, Marco Rizzi, Danilo Rossi, il Quintetto Bibiena…

Negli stessi anni ho conosciuto Luciano Berio, ed ho avuto il privilegio della sua amicizia: gli avevo fatto dono del disco in cui avevo registrato l’Hammerklavier e apprezzò molto il modo con cui mi accostavo a questa impervia partitura. Mi propose di suonare insieme il suo Concerto II Echoing curves ai PROMS di Londra con la BBC Orchestra, ed iniziò così una collaborazione intensa, che è stata anche amicizia personale e familiare, permettendomi di incontrarlo spesso nei contesti più vari, musicali e non, e di conoscere i suoi più cari amici, che erano anche le personalità più eminenti della cultura, dell’arte e della scienza del nostro Paese. In quegli anni Berio progettava la composizione di un importante lavoro per pianoforte solo, Sonata, e così fu naturale essere ammesso al suo laboratorio compositivo, soprattutto in vista della prima esecuzione della nuova opera, che tenni alla Tonhalle di Zurigo nel luglio 2001. Significativamente, il concerto comprendeva due sonate beethoveniane, la prima – op. 2 n. 1 – e l’Hammerklavier. Luciano Berio è stato per me un padre affettuoso e prodigo di consigli, tra cui l’incitamento ad osare, nei programmi, accostamenti audaci tra passato e presente: del resto il suo genio compositivo si è nutrito di un colloquio permanente con la storia, mentre la sua fantasia si accendeva di entusiasmo di fronte al nuovo.

Berio ha attraversato il ‘900 come un abitante del terzo millennio, nutrendo la sua genialità con un’amplissima cultura, solide radici “artigiane” ed un’inesauribile curiosità intellettuale ed umana: nella storia della musica occidentale e della cultura tout court occupa un posto di assoluto rilievo.

Da tempo lei si dedica anche all’organizzazione musicale: com’è nata questa esperienza che l’accompagna da anni a fianco dell’attività di concertista e insegnante?

Sempre grazie agli incontri: molto importante è stato per me quello con Piero Farulli e la Scuola di Musica di Fiesole. L’avanzare dell’età spinse Farulli a chiedermi di affiancarlo nella conduzione della Scuola, e per oltre dieci anni mi sono immerso nel mondo della formazione, in un contesto di grande qualità e molto articolato, che vede la compresenza di allievi piccolissimi e talentuosi musicisti giunti al perfezionamento, ensemble vocali e strumentali formativi di ogni “misura” fino all’Orchestra Giovanile Italiana, e insieme gli amatori di tutte le età. Un’esperienza che mi ha insegnato moltissimo, anche se la scomparsa di Farulli nel 2012 ha reso il mio impegno ancor più gravoso in un delicato momento di transizione, vista l’identificazione della Scuola con il suo impegno diretto e la sua indiscussa autorevolezza.

L’esperienza fatta a Fiesole mi ha convinto dell’importanza di dedicare energie alla musica anche in altro modo, oltre all’attività di interprete. Innanzitutto l’insegnamento, che considero un dovere morale di restituzione ai più giovani dei doni musicali ricevuti, ma anche all’organizzazione, vorrei dire alla politica culturale del nostro Paese.

Per questo ho accolto l’invito alla direzione artistica dell’Accademia Filarmonica Romana, con l’obiettivo di dare anche il contributo delle mie idee alla gloriosa storia di questa istituzione, che si appresta a celebrare i duecento anni di attività.

Il suo è un repertorio piuttosto variegato ed eterogeneo, con significativi attracchi alle sponde della musica degli ultimi cinquant’anni. Qual è il suo principio di selezione delle opere che andrà poi a eseguire in concerto e quelle che poi effettivamente non eseguirà?

Sono molto interessato ad ascoltare e leggere musica nuova, ma non sempre l’approccio mi suggerisce la possibilità di un’esecuzione pubblica. È così per tutta la letteratura, ma penso che soprattutto la musica di oggi abbia bisogno di interpreti convinti e coinvolti intellettualmente ed emotivamente, affinché il messaggio possa passare. Questo vale anche per me: devo appassionarmi a tutta la musica che mi appresto ad eseguire in pubblico, per trovare attraverso di essa una via di comunicazione.

Lettura e studio di una partitura: analisi o approccio emozionale?

Impossibile disgiungere le due cose: il segno musicale, per quanto accurato, contiene in sé la necessità dell’esegesi e quella della ri-creazione. In questo senso proprio l’esperienza con Berio mi ha insegnato che le richieste dell’autore all’interprete possono essere in qualche caso indicazioni di massima, aperte perciò a varie opzioni. Del resto i musicisti romantici erano avvezzi all’improvvisazione; ripensamento e rielaborazione facevano parte della loro attività compositiva.

La distanza temporale di tanta parte del nostro repertorio amplia l’esigenza di documentazione, ma le scelte interpretative non possono coincidere esclusivamente con l’esegesi, altrimenti la componente espressiva ed emozionale che è indispensabile alla comunicazione musicale ne viene a soffrire. Credo quindi che le due fasi siano continuamente compresenti nella mente e nel cuore di ogni interprete che desideri rispettare il dettato del compositore, ma rifugga il rischio dell’inaridimento.

Cosa pensa del panorama musicale italiano odierno? Nonostante sopravviva un’evidente crisi della figura del compositore nel nostro paese e si faccia sempre più fatica a promuovere la musica colta (odio questo termine, ma è per intenderci…) e, soprattutto, a legittimarla, io credo che mai come oggi sopravviva una molteplicità di stili e linguaggi musicali. È altrettanto vero che di fronte a questa grandissima disponibilità di musiche, sia veramente difficile operare un criterio di selezione unitario.

La musica vive tutte le contraddizioni di un’epoca come quella attuale, in cui la molteplicità delle sollecitazioni origina una ramificazione infinita di possibilità espressive.

Penso però che la razionalità cerebrale di tanta musica cosiddetta colta del ‘900 abbia prodotto una rarefazione del pubblico, perché alla fine il messaggio, pur potente, è risultato comprensibile solo ad una piccola élite di “iniziati”. In linea di massima mi sembra che oggi la comunicazione musicale abbia riacquisito un’importanza centrale, spingendo molti compositori verso la ricerca di una scrittura che ristabilisca anche il contatto con l’ascoltatore.

I luoghi dove si esegue musica sono mutati nel tempo. Quelli di oggi sono ancora validi, o sono diventati “luoghi-museo” come li definì Berio in un’intervista tanti anni fa?

Mi sembra che la maggior parte dei luoghi-museo abbia preso atto della necessità di aprirsi e metta in atto politiche di “accoglienza” delle nuove generazioni di ascoltatori, per fortuna.

È anche vero come, negli ultimi anni, la de-localizzazione dei concerti nei luoghi più disparati (inimmaginabili in precedenza) offra alla musica nuove modalità di fruizione, producendo un sostanziale, benefico avvicinamento tra palco e platea.

Tutte le iniziative sono a mio avviso da accogliere con entusiasmo, e forse produrranno benefici effetti anche sulla vita futura dei luoghi-museo, trasformandoli sempre più in luoghi di ampia aggregazione nel segno della musica.

Il pubblico della musica “colta” sembra invece rimanere uguale a sé stesso da molto tempo. Dico sembra non a caso, perché invece guardando le sale da concerto sotto un’altra prospettiva si vedono sempre più spesso giovani e giovanissimi, magari musicisti anche loro e addetti ai lavori, però forse dei passi avanti se ne stanno facendo. Lei cosa pensa? Sta migliorando l’allargamento della musica a nuove fasce sociali, oppure siamo fermi a trent’anni fa?

Tutte le istituzioni concertistiche offrono agli studenti biglietti a costo simbolico, anche per le manifestazioni di maggior prestigio, e questo sta cambiando la composizione anagrafica delle platee. Inoltre le iniziative che potremmo definire “decentrate” uniscono la musica all’esplorazione delle città d’arte, della montagna, dei bellissimi borghi di cui l’Italia è piena…

Vediamo anche che i ragazzi che studiano musica sono oggi molto più numerosi del passato, quindi penso che ci sia ampio spazio per l’indispensabile ricambio generazionale.

Per quanto mi riguarda, ho accolto con gioia l’invito degli Amici della Musica di Firenze ad impaginare un piccolo ciclo di concerti di giovani, bravissimi musicisti italiani: le modalità organizzative di fff Fortissimissimo Firenze Festival prevedono il coinvolgimento diretto di due classi liceali, che nel pomeriggio del concerto si incontrano per parlare di musica e interagire con gli interpreti, utilizzando anche gli strumenti di condivisione tecnologica. I giovani ascoltatori partecipano a tutto il ciclo commentando, annotando ed infine scegliendo tra tutti l’interprete che li ha maggiormente entusiasmati, e che l’anno successivo apre il nuovo ciclo. In ognuna delle tre edizioni fin qui realizzate abbiamo ospitato anche alcuni lavori di giovani compositori in residence, la cui presenza ha permesso che le opere inserite nei programmi venissero preparate insieme ai musicisti.

Insomma, le cose che si possono fare sono tante…

Una canonica domanda di chiusura: quali sono i suoi progetti futuri?

Sto lavorando in varie direzioni: intensamente sull’ultimo Schubert, anche sul piano discografico con tre cd (di cui il primo già uscito) per la casa tedesca Audite; mi preparo per due tournée in America latina, per la ripresa di alcune Sonate nell’anno beethoveniano, e proseguo un progetto Schubert-Schumann che ogni anno amplia il mio repertorio. Per un pianista l’impresa è infinita…

Valerio Sebastiani

SUNDAY TIMES; Dresdner Neueste Nachrichten 30/10/2018 Pizzicato

Sun 23 Sep 2018

ANDREA LUCCHESINI Audite CD DIALOGUES SCARLATTI /BERIO, SCHUBERT WIDMANN Piano pieces

 22/09/2018

CD Klaviermusik: Neues Andrea Lucchesini 22.09.2018 | 

ANDREA LUCCHESINI dialogisiert an- und aufregend zwischen SCARLATTI UND BERIO, SCHUBERT und WIDMANN – Audite 

Wer sich sonst bei zeitgenössischer Musik plagt, sollte diese CD hören. Altmeister Andrea Lucchesini ist wie kein anderer seiner Zunft berufen, neben struktureller Klarheit und klassischen Proportionen die Kulinarik der Musik zu präsentieren wie ein Haubenkoch sein Galamenü. Bei ihm sitzt jeder Ton in Form wie bei einem Maßanzug. Lucchesini stellt die Stücke nicht hintereinander vor, sondern verwebt Satz für Satz die Sonaten K. 491, 454, 239, 466, 342, 146 von Domenico Scarlatti mit den sechs geheimnisvollen Encores von Luciano Berio sowie die sechs musikalischen Sätze für Klavier Op. 94 D 780 von Frnasz Schubert, auch Moments Musicaux genannt, mit den sechs Schubert-Reminiszenzen für Klavier „Idyll und Abrgund“ von Jörg Widmann. 

Die Rechnung des gewagten Projekts geht voll auf. Bei Widmann ,Schubert-Reminiszenzen‘ scheint der enge Konnex von vornherein evident, weil es Widmann darum ging, „diesem stets gefährdeten Flug Schuberts zwischen Himmel und Hölle, Paradies und dunkelsten Angstzuständen, zwischen Idyll und Abgrund auf seine Weise nachzuspüren.“ Ihn haben besonders die himmlischen Längen beeindruckt, das Singen am Abgrund, das Katastrophische, das einer Wendung nach Dur innewohnen kann. Lucchesini wiederum ist Luciano Berio seit den 90-er Jahren in besonderer Weise persönlich und künstlerisch verbunden. Berios Interesse an der Art und Weise, wie die Fantasie entfernte Welten durchquert, die Tanz, Improvisation, Inspiration durch die Populärkultur und die Erkundung der klanglichen Möglichkeiten des Klaviers zusammenführen, hat auch dieses Projekt inspiriert. Die Magie der einsätzigen Sonaten von Scarlatti neben und mit den wundersamen Stücken Berios  bietet eine einzigartige Möglichkeit, diese musikalischen Kosmen querzuhören. Die Bezüge daraus ergeben sich wie von selbst.  

Andrea Lucchesini, der auch geschätzter Kammermusikpartner des großartigen Quartetto die Cremona ist, ist wohl der beste Berio-Interpret überhaupt. In Lucchesinis Scarlatti- aber auch Schubert-Sicht wiederum sind die federnde Leichtgängigkeit, der barocke Farbenreichtum, die Temporelationen und gleichzeitig das Gefühl für zarte Intimität zu bewundern. Auch klangtechnisch ist das Album herausragend.

  

SUNDAY TIMES 23 /09/2018

This is a double interleaving of old and new pieces: Scarlatti sonatas with Berio’s diverse 6 Encores, then Schubert’s Moments musicaux with the transformed reminiscences of Idyll and Abyss, by Jörg Widmann. The Berio pieces have been used in this way before, but Lucchesini presents a more ambitious endeavour. His performances are superb — an intensity at one with exquisiteness — and, though the juxtapositions come with a shock, they have a rightness. PD

 

Dresdner Neueste Nachrichten    30/10/2018

Bild und Spiegel

Neue CD von Andrea Lucchesini mit zwei reizvollen Werkpaarungen

Wolfram Quellmalz

Erlebt man zeitgenössische Werke heute im Konzert, sind diese meist recht kurz, manchmal sogar knapp. Hinterfragt man diese Kompositionen jedoch, ist oft festzustellen, daß sie einen weiter gefaßten Zusammenhang bergen, Teile eines großen Ganzen sind oder Bezüge auf andere Werke enthalten.

Der italienische Pianist Andrea Lucchesini war mit dem Komponisten Luciano Berio (1925 bis 2003) seit den 1990er Jahren befreundet. Der Idee, die sechs Stücke der »Encores« mit Sonaten Domenico Scarlattis zu kombinieren, sie zu spiegeln, hat Berio nach Aussagen des Pianisten höchstes Interesse entgegengebracht – es war das letzte gemeinsam begonnene Projekt der beiden. Fertiggestellt hat Andrea Lucchesini es erst viel später, nun ist es erstmalig auf CD erschienen. »Brin« (Halm), »Leaf« (Blatt) sowie die vier Stücke »Erden-«, »Wasser-«, »Luft-« und »Feuerklavier« hatte der Pianist schon einmal 2004 aufgenommen, nun erklingen sie jedoch wechselseitig mit den Sonaten Scarlattis. Thematische Zentren, die pianistische Brillanz (wie in der Kombination »Luftklavier« / K 342) oder die erzielte Klangwirkung sind die bindenden Glieder, die als Gemeinsamkeiten oder Gegensätze den Zyklus charakterisieren.

Andrea Lucchesini verleiht nicht nur dem »Luftklavier« eine Leichtigkeit, sondern läßt die Stücke reizvoll kontrastieren, sorgt für einen Verlauf mit Steigerungen, imaginativen Höhepunkten, die er mit einer letzten Scarlatti-Sonate in G-Dur (K 146) elegant zur Vollendung bringt.

Kaum weniger spannungsreich ist die zweite Paarung der Aufnahme: Widmann trifft Schubert. Denn anders als bei Berio und Scarlatti, deren Dualität Andrea Lucchesini erst im nachhinein entdeckte, hat der in München lebende Jörg Widmann den Bezug zu Franz Schubert von vornherein geschaffen, dessen Idiomatik eingefangen. Da die sich bedingenden Gegensätze, das Wandern am Abgrund, Gesang und Echo, bei Schubert immanent sind, hat Widmann seine sechs Reminiszenzen passenderweise »Idyll und Abgrund« genannt.

Was lag da näher, als Widmann mit Schubert direkt zu kombinieren? Wie beim Duo Scarlatti / Berio folgen die Stücke hier wechselseitig, wobei Jörg Widmanns Nr. III und IV. in direkter Folge das Zentrum markieren, während das erste und sechste Stück der Moments musicaux für Anfang und Ende stehen. Dem Pianisten gelingt auf dem Steinway D eine leichte, fließende Interpretation, wobei der erste Zyklus von der elementaren Brillanz (eines Kristalls) gekennzeichnet ist, während beim zweiten eine Vertiefung, ein Nachdenken, Verweilen – und Genießen! –, aber auch die Abgründigkeit zu wesentlichen Merkmalen werden. Nur die Pause zwischen den beiden Dialogen hätte deutlich länger ausfallen dürfen als die zwischen den einzelnen Stücken eines Zyklus‘.

Die technisch hervorragende Aufnahme wird von einem Beiheft begleitet, welches die Entstehung des Projektes erläutert und Jörg Widmann selbst mit seinem Bestreben der Komposition und der Annäherung an Schubert zu Wort kommen läßt.

Andrea Lucchesini »Dialogues«, Werke von Domenico Scarlatti und Luciano Berio sowie Franz Schubert und Jörg Widmann, erschienen bei Audite

 

09/11/2018 PIZZICATO

Domenico Scarlatti: Klaviersonaten K. 146, 239, 342, 454, 466, 491; Luciano Berio: Encores for Piano Nr. 1-6; Franz Schubert: Moments musicaux; Jörg Widmann: Idyll and Abyss; Andrea Lucchesini, Klavier; 1 CD Audite 97.704; Aufnahme 10/2017, Veröffentlichung 09/2018 (79'24) – Rezension von Remy Franck

Seit Jahren schon spielt Andrea Lucchesini eine Mischung von Scarlatti-Sonaten und den sechs ‘Encores’ von Luciano Berio im Konzertsaal. Nun hat er dieses Programm den Mikrophonen anvertraut. Scarlatti-Berio, das ist gewiss ein interessantes Wechselbad, aber letztlich doch keine musikalische Kneipp-Kur, wie man anfänglich hätte annehmen können.

Zwischen der oft tänzelnden Musik Scarlattis und den irritierend klangpikturalen Berio-Stücken – wovon vier das Thema Erde, Wasser Luft und Feuer behandeln – entsteht eine Polarität, die aber letztlich nicht auseinandertreibt, sondern eher anzieht.

Andrea Lucchesini fordert mithin eine neue Art des Zuhörens und eine durchaus interessante Klangreise ohne Unterbrechung zwischen sechs Sonaten von Scarlatti und den ‘Encores’ von Berio. Er spielt quasi ohne die Hände von der Klaviatur zu nehmen und verbindet ein Stück unmittelbar mit dem anderen, so dass der Hörer den Wechsel vom Komponisten des 18. Jahrhunderts zu einem des 20. Jahrhunderts nicht immer direkt, sondern manchmal erst zeitverzögert wahrnimmt. Gewiss, der Pianist hilft uns dabei, weil er eher homogenisiert als differenziert, aber nur so kann das Experiment funktionieren.

Und wer befürchtete, die Gegenüberstellung von Franz Schubert und Jörg Widmann sei wegen der unterschiedlichen Gefühlswelten noch gewagter als die von Scarlatti und Berio, wird eines Besseren belehrt. Auch hier entsteht eine kontinuierliche Geschichte, und am Ende glaubt man, das sei im Original gar nicht mehr auseinander zu denken. 

Lucchesini’s mix of Scarlatti with Berio as well as Schubert with Widmann is quite a stunning experience. In the Italian pianist’s playing opposites seem to attract themselves and form a new and very coherent musical story.

 

 

L'Ape musicale

Sat 18 Nov 2017

Prospettiva a due fuochi

L’insidioso percorso dalla levigatezza del giovane Beethoven al cubismo inquieto di Petruška trova interpreti d’eccezione e di profonda intelligenza esecutiva

TORINO; 17/11/2017 - Americano per nascita e formazione, europeo d’elezione, il cosmopolita Dennis Russell Davies rappresenta la fusione tra un certo spirito di frontiera e di apertura all’innovazione tipico del nuovo mondo e l’ampio solco della secolare tradizione nata sulle altre sponde dell’Atlantico.

Ospite per la prima volta all’auditorium Toscanini, nel programma scelto per il suo esordio alla testa dell’Orchestra Sinfonica Nazionale, giovedì 16 e venerdì 17 novembre, si rispecchia al meglio questo superiore sguardo di sintesi attraverso la lettura di pezzi tanto distanti tra loro.

Passare dal classicismo viennese al pieno Novecento nella stessa serata non indica di per sé particolare abilità; farlo mantenendo un’impronta personale e traendo allo stesso tempo dagli esecutori un suono del tutto differente, ma convergente con precisione infallibile verso un unico punto di fuga, è una caratteristica che possiedono solo le somme bacchette, nella cui ristretta accolta Russell Davies va inserito senza timore.

Non tragga in inganno la data del 1798: nel concerto per pianoforte n. 1 in do maggiore op. 15 di Ludwig van Beethoven (1770-1827), metabolizzata la lezione mozartiana, si affaccia lo stile dei capolavori a venire. Fin dal primo movimento l’attacco perentorio, il motivo dei legni al termine dell’esposizione, gli arpeggi del solista all’inizio dello sviluppo, impensabili ancora pochi anni prima, sembrano richiamare passi delle sinfonie, del Kaiserkonzert, degli estremi quartetti.

Sarebbe tuttavia sbagliato vedere nell'opera solo un'anticipazione di stilemi futuri. Il concerto in do è una grande pagina compiuta, esaltata dal pianismo di un solista quale Andrea Lucchesini.

L'articolazione chiarissima, l'utilizzo del pedale a impreziosire cantabilità felpate, la padronanza suprema del fraseggio, unite a una cura del contrasto dinamico (esemplare nell'ampia cadenza), soffiano a tratti una lievissima brezza di malinconia dietro la salda facciata del discorso sinfonico. Anche nel conclusivo rondò, Allegro scherzando, un poco rallentato rispetto alla prassi di molti virtuosi, si fa strada un sottile fascino timbrico, che illumina di inediti chiaroscuri il gioco dei rimandi tematici, rendendo la visione beethoveniana del pianista toscano una delle più convincenti che ci sia stato dato recentemente di ascoltare. Un passo oltre, e lo Schubert del bis (l'Improvviso op. 142 n. 2 in la bemolle maggiore) ha già il sapore di un viaggio verso metafisici, ultraterreni approdi.

L'inestinguibile empito creativo del genio di Bonn, evidente fin dall'ouvertureKönig Stephan op. 117 (1812) eseguita come primo brano, è plasmato dal podio in una trama intensa e compatta di tutti i gruppi strumentali, che non disdegna una concitata brillantezza nei passaggi più veloci.

ZERO

Mon 13 Mar 2017

Intervista ad Andrea Lucchesini Marzo 2017

Andrea Lucchesini

Un'importante carriera solistica internazionale, la dedizione per l'insegnamento alle nuove generazioni, una passione che include tanto la classica quanto la contemporanea, e poi i Maestri e le collaborazioni importanti - da Abbado e Berio fino a Mario Brunello: il pianista Andrea Lucchesini si racconta in occasione del doppio concerto - a Milano per la Società del Quartetto e a Roma per la Filarmonica Romana - che lo vede protagonista, insieme a Sandro Cappelletto, di una particolare reinterpretazione delle ultime tre Sonate per pianoforte di Schubert.

 

Andrea Lucchesini è uno dei più noti pianisti italiani. Toscano di nascita, come denota l’accento marcato, classe 1965, suona in tutto il mondo con programmi che spaziano dal repertorio classico – pensiamo al ciclo integrale delle trentadue sonate di Beethoven registrate dal vivo per Stradivarius! – a quello contemporaneo, con una via preferenziale per la produzione di Luciano Berio. Oltre all’attività concertistica e alle incisioni di numerosi dischi, fondamentale è la passione con cui Andrea si dedica alla trasmissione del sapere e dell’amore verso la musica alle nuove generazioni, tramite l’insegnamento e le masterclass presso svariate istituzioni musicali europee. Sarà inoltre per sempre ricordato dagli studenti e dai docenti della Scuola di Musica di Fiesole dove dal 2008 al 2016 ha svolto con entusiasmo ed energia il ruolo di Direttore Artistico – oltre che di docente. Alla Società del Quartetto è ormai di casa, e torna questa sera per un concerto carico di pathos ed emozione: all’interno della proposta Focus Schubert, giunta al suo quarto appuntamento, Lucchesini suonerà le ultime tre Sonate per pianoforte di Schubert, scritte nell’ultima estate di vita del compositore. A raccontare le atmosfere e le vicende che hanno portato alla loro nascita, e a introdurre il periodo, ci sarà lo scrittore e giornalista Sandro Cappelletto.
Lucchesini è particolarmente legato alla Società del Quartetto, associazione che vanta una storia e tradizione tra le più vive e durature nella società culturale milanese e che qualche anno fa ha raggiunto il traguardo dei 150 anni. Principalmente concentrata sulla musica da camera – o comunque sulla musica non operistica – il Quartetto è nato con il compito di «incoraggiare i cultori della buona musica con pubblici esperimenti, con fondazione di premi per concorsi e colla redazione di una Gazzetta musicale, organo della Società». Innumerevole è l’elenco di artisti, compositori, mecenati, organizzatori che negli anni hanno contribuito a mantenere vivace e stimolante l’attività del Quartetto e, di conseguenza, il panorama musicale milanese. Anche la stagione di quest’anno è ricca di spunti, con l’integrale dei trii di Beethoven, il ciclo Bach, Bartók, Janáček, il concerto di FuturOrchestra o, per l’appunto, il progetto Focus Schubert che vede coinvolti per questo quarto appuntamento Andrea Lucchesini e Sandro Cappelletto.

ZERO: Il tuo percorso di musicista e di vita è costellato da incontri, amicizie e collaborazioni solide e importanti. Posso citare alcuni nomi?
ANDREA LUCCHESINI: Certamente.

Partiamo con Claudio Abbado.
Claudio Abbado è un punto di riferimento per i musicisti di tutto il mondo. Io non l’ho conosciuto prestissimo, ma ho ascoltato per tanti anni sue esecuzioni sia dal vivo sia su disco fino a quando non ho suonato con lui, con la Mahler Chamber Orchestra, prima a Bolzano e poi a Parigi. È stata un’esperienza meravigliosa, abbiamo suonato insieme il Quinto concerto di Beethoven. Abbado non era di molte parole quindi non avevamo parlato insieme del concerto, ma è bastata la prova con lui, seguire quello che diceva all’orchestra, seguire la sua strada per trovare anche la mia. Da quando l’ho eseguito con lui, anche la mia visione del concerto è cambiata e ha preso una strada diversa da quella di prima.

Vi siete poi incontrati alla Scuola di Fiesole, giusto?
Sì, ha collaborato con l’Orchestra Mozart ad alcuni progetti e sono stati momenti intensi di lavoro. L’ultimo grande regalo che ha fatto alla scuola, poche settimane prima che mancasse, è stato quello di offrire il contributo che aveva come senatore della Repubblica in borse di studio per i talenti della Scuola di Fiesole: un grande atto di generosità che rimarrà per sempre nella storia della scuola.

Luciano Berio?
Questo sì, è stato un rapporto molto intenso e assiduo. Ci siamo conosciuti alla fine degli anni ’80. Insieme abbiamo affrontato tutta la sua musica, abbiamo suonato in tutto il mondo il suo concerto per pianoforte diretto da lui, abbiamo condiviso tantissimo. È come se mi avesse preso per mano e mi avesse insegnato cosa è il mondo della musica contemporanea, è stato veramente un grande maestro da questo punto di vista. La cosa più emozionante in assoluto è stata veder nascere, svilupparsi e finire la Sonata per pianoforte che ha scritto nel 2001 per me. L’ho suonata in prima esecuzione assoluta e penso sia questo il sogno di tutti i musicisti, poter lavorare fianco a fianco a un compositore, vedere come procede e quali sono le sue idee musicali.

Come è nato un rapporto così stretto?
Ci siamo incontrati a casa di amici una sera dell’estate dell’89. Lui aveva sentito parlare di me e si era incuriosito. Quella sera mi ha detto che aveva appena scritto un concerto per pianoforte e orchestra che tra l’altro doveva essere suonato a giorni da Barenboim diretto da Abbado e mi ha proposto di leggerlo. Ho passato tutta l’estate a studiare come un pazzo quello che era veramente un pezzo difficilissimo, Concerto II (Echoing curves). Lui si disse molto soddisfatto della mia lettura, gli sembrava che potesse funzionare: mi spiegò che era una lettura non di uno specialista, non di un esecutore assiduo di musica contemporanea. Emergeva tanto il mio approccio verso la sua musica, che era lo stesso che aveva notato ascoltando ad esempio il mio Beethoven. Questo gli era piaciuto molto. Dopo poco tempo mi richiamò e mi disse: «Tra due mesi lo suoniamo a Londra». Da lì è stato poi portato in tutto il mondo, è stato inciso, è decollato. L’amicizia tra noi si è poi consolidata, vivevamo tutti e due a Firenze, ci vedevamo spesso, è stato proprio una guida per tutto, dall’approccio allo studio all’impaginazione dei programmi di Fiesole. È stato importantissimo. E non solo in ambito musicale. Ad esempio una sera di capodanno ero con lui e ho ricevuto la convocazione al militare. Lui mi ha detto di star tranquillo e ci ha pensato lui: non sono mai partito. Gli sono grato quindi, anche per non aver fatto il militare. È stato proprio una sorta di padre spirituale.

Il tuo interesse per la musica contemporanea è nato grazie a lui?
No, ho sempre studiato ed eseguito musica contemporanea ma non in maniera così profonda e assidua come con lui. Lui mi ha aiutato ad immergermi completamente in quel mondo. La sua capacità di spiegare i meccanismi di questo tipo di musica è stata fondamentale. Naturalmente per affrontare il repertorio contemporaneo ci vuole tempo e ci vuole la pazienza di scoprire e saper scegliere. Si compone tanta musica anche al giorno d’oggi, ma bisogna essere bravi a capire qual è quella più adatta a sé: io vado sempre alla ricerca di pezzi, sia nel repertorio classico sia in quello contemporaneo, che siano adatti a me e alle mie caratteristiche, al mio modo di essere e di suonare. Con la musica di Berio è stato abbastanza facile perché ero guidato da lui, che aveva un modo di scrivere a me molto affine. Un modo molto artigianale – non per ridurlo – ma era tecnica pura della storia del pianoforte. Questo facilita l’interprete. Qualche volta invece alcuni compositori si inventano delle soluzioni che magari sono molto belle sulla carta ma poi sono quasi impossibili da suonare…

Hai intenzione di riprendere a fare contemporanea?
In questi ultimi dieci anni mi sono dedicato meno alla contemporanea perché con l’incarico alla scuola di Fiesole non avevo il tempo per approfondire la ricerca. Ho continuato a suonare Berio e altri che avevo in repertorio, ma non ho studiato nuovi pezzi e non sono stato molto dietro agli ultimi brani composti, cosa che adesso che ho un po’ più di tempo ho intenzione di fare perché penso sia un dovere assoluto di un interprete di oggi: dare voce a ciò che viene scritto nella contemporaneità.

Altro grande legame, umano e musicale, è con Mario Brunello
Mario e io ci siamo conosciuti piuttosto presto, era il periodo in cui ho conosciuto anche Berio: fine anni ’80. Ci siamo incontrati dopo un suo concerto dalle mie parti in Toscana. Il giorno dopo lui era libero e ci siamo trovati per suonare. Abbiamo letto la Terza sonata di Beethoven e durante le vacanze di Natale eravamo già a studiarle tutte e cinque. Abbiamo iniziato con Beethoven e abbiamo avuto la fortuna di ottenere l’incarico da parte dell’Unione Musicale di Torino per organizzare un festival di Musica da camera che si chiamava Incontri con la musica da camera. Per tredici anni consecutivi abbiamo lavorato al festival, a partire dal ’91 circa. Lì siamo cresciuti insieme. Abbiamo invitato tutti i colleghi a suonare con noi, facendo i programmi che più ci interessavano. Abbiamo affrontato tanta musica, tanto repertorio anche in duo, ogni volta trovando respiro e linfa nuovi. Suonare con Mario è sempre stato un piacere ed è un piacere che cresce perché ormai respiriamo insieme. È come se fossimo gemelli siamesi, tante volte non ci guardiamo nemmeno più perché ognuno ascolta e sente l’altro. Penso ci si debba ritenere molto fortunati perché non sempre in musica è facile trovare qualcuno così vicino al proprio sentire.

Veniamo al concerto: come è nata l’idea di alternare parola e musica?
Penso che la musica – e soprattutto quella musica – sia sufficiente da sola a raccontare, però quell’ultimo anno di Schubert è talmente particolare che forse vale la pena raccontarlo anche a coloro che non lo conoscono. Quello di Sandro Cappelletto non sarà un intervento lungo, anche perché le tre sonate da sole sono molto intense. Ci sembrava però giusto inquadrare il momento e far capire cosa è successo in quegli ultimi mesi, come si sentisse Schubert e com’è che possano essere nate tre meraviglie come quelle in una situazione drammaticissima.

Le hai proposte tu?
No, veramente l’idea è stata dell’Accademia Filarmonica Romana, di Matteo D’Amico. Poi l’abbiamo offerta ad altre associazioni musicali in Italia. Alcuni si sono spaventati e hanno accettato di farne solo due, altri invece – più coraggiosi – le eseguiranno tutte, come la Società del Quartetto e la Filarmonica Romana, il 16 marzo al Teatro Argentina di Roma. Penso che il ciclo delle tre sonate sia più completo e dia proprio il senso dell’operazione. Nei giorni scorsi ho incontrato Sandro Cappelletto per decidere come organizzare la sua parola e la mia musica e ci siamo resi conto che la drammaturgia funziona perfettamente con le tre sonate, con le due zoppica un po’.

Come mai?
Perché la prima delle tre apre le porte a un mondo onirico che emerge con la penultima e l’ultima sonata. La prima è la più tragica, è forse quella che racconta meglio la situazione di Schubert in quel momento. Racconta bene anche del suo legame e la paura del confronto con Beethoven. Ad esempio il do minore della terzultima penso sia proprio un buon punto di partenza per spiegare l’evoluzione delle altre sonate.


Le tre sonate saranno eseguite alla Società del Quartetto con cui tu hai uno stretto rapporto…

Assolutamente. Negli ultimi anni praticamente ho suonato quasi sempre lì. Torno sempre volentieri a Milano e al Quartetto.

Milano è in un certo senso anche la città che ti ha lanciato, con la vittoria del Concorso Internazionale “Dino Ciani” al Teatro alla Scala nel 1983.
Devo dire che Milano per me rappresenta l’inizio, tutto è nato lì. Il concorso per me è stato importante. Ammetto che il ricordo non è così bello come si potrebbe immaginare: è stato un concorso contrastato, molto combattuto. Era il mio primo concorso internazionale, ero un ragazzino sbarbatello. Ne avevo fatti altri nazionali, ma niente a che vedere con quello. C’erano grandi pianisti che venivano da tutto il mondo, si parlava di scuole di russi, americani, sembravano indistruttibili… Non mi ero preparato per vincere. Mi stavo preparando per lo Chopin a Varsavia che sarebbe stato due anni dopo. E invece mi sono trovato in una situazione del tutto inaspettata, sono dimagrito credo 7 chili nel giro di una decina di giorni, insomma non l’ho vissuta benissimo. Anche perché per me il concorso è l’opposto di quello che dovrebbe essere la musica: una gara di musica per me non esiste e quindi vivevo male la condizione di mettermi in gara con qualcuno. Nonostante questo, ho avuto la fortuna di vincerlo e lì è cominciato tutto, sono iniziati i concerti, i dischi… Milano però, diciamo la verità, inizialmente non è stata così accogliente. Ci ho messo un po’ di tempo per sentirmi a mio agio. Adesso invece quando vengo a suonare al Quartetto mi sento veramente a casa, è già qualche anno che mi sembra di venire e suonare per amici. Questa è una bella situazione che non trovo in molte città. Milano, Torino, Firenze, sono questi i posti in cui mi sento a casa.

 

https://zero.eu/persone/andrea-lucchesini/

La Repubblica

Wed 11 Nov 2015

Brunello-Lucchesini "Il nostro Beethoven a due strumenti e una sola voce"

NICOLETTA SGUBEN

«SE DOBBIAMO costruire qualcosa, facciamolo con un percorso che ci insegni una strada: cominciamo dalle 5 Sonate per violoncello e pianoforte di Beethoven». Il proponimento risale alla notte di Capodanno del 1989, quando il violoncellista Mario Brunello e il pianista Andrea Lucchesini si conobbero e decisero di suonare insieme. Oggi l'affiatato duo rappresenta il meglio del camerismo italiano, anche se ognuno continua a coltivare la sua (grande) storia di solista. Quelle Sonate restano la punta di diamante del loro repertorio, tant'è che al Quartetto ne concludono stasera l'integrale con un nuovo proponimento: «D'ora in poi mai più divise – dice il 55enne violoncellista veneto – sono 5 piccole vite da suonare in ciclo perché raccontano Beethoven dalla giovinezza alla maturità, ti portano in un mondo metafisico e ti fanno andare al fondo dei sentimenti come nessun'altra opera». In scaletta la sbalorditiva accelerazione poetico- compositiva delle Sonate III, IV e V. «Beethoven ha praticamente inventato la Sonata per violoncello e pianoforte – spiega il 50enne pianista toscano – prima l'arco si limitava al basso continuo ». Invece qui non solo il violoncello arriva a un dialogo paritario col pianoforte, ma si crea un'osmosi fra i due strumenti che obbliga il pianista a confrontarsi con un altro mondo. «Non più quello virtuosistico fatto di arpeggi, scale e ottave presente nelle prime due Sonate – continua Lucchesini – bensì una scrittura prosciugata, avvertibile già nella III, che si trasfigura completamente nella IV e nella V. Lì Beethoven arriva al suono puro, all'essenza come nelle ultime Sonate per pianoforte, con delle linee che assomigliano molto a quelle del violoncello». Quindi al pianista è richiesta una sfida? «Sì, attaccare il tasto nella maniera più morbida possibile, in modo che la percussione insita nella natura dello strumento si avvicini alla cantabilità e all'espressività dello strumento ad arco». Insomma, non due strumenti, ma un solo "piano-violoncello". Va da sé che riuscire a fare una cosa così è difficile. «Infatti non tutti i pianisti riescono ad avere un'"altra" voce – dice chiaramente Brunello – riescono quelli che hanno un grande amore e una sensibilità altissima per la musica da camera. Andrea le ha, e per me è un regalo suonare con lui». Il sodalizio 25ennale dei due, che comprende tutto il repertorio per violoncello e pianoforte e che negli anni ha coinvolto tanti altri artisti, non è solo professionale. «Ci lega un'amicizia vera, profonda – confessa Lucchesini – e anche i nostri 5 figli (3 di Mario e 2 miei) sono diventati amici nelle molte vacanze insieme. Quando ci mettiamo a leggere un nuovo pezzo il respiro è lo stesso. E questo mi accade solo con lui». «È vero – conferma Brunello – ci si mette dentro nello stesso "scafandro" e si respira dalla stessa bombola d'ossigeno».

Codalario.com La Rivista de musica clasica

Sun 8 Mar 2015

Sonidos Franceses desde A Coruna

ANDREA LUCCHESINI   pianist

La Sinfónica de Galicia , conductor Jakob HRUSA

 Concierto para piano y orquesta nº 2, op 22 de Camille Sain-Saëns

JULIÁN CARRILLO

 

Andrea Lucchesini, otro intérprete bien conocido en A Coruña por sus anteriore apariciones en la ciudad, hizo una gran lectura del Concierto nº 2 de Saint-Saëns. En su dominio técnico del instrumento son características una excelente matización dinámica, un acertado uso del pedal y una digitación de perfecta limpieza y brillante luminosidad. Factores que puestos al servicio de la partitura, como hizo el pianista italiano, llegan exponer cada movimiento, cada frase, cada nota con el más adecuado carácter. Carácter que, si cabe, cobra mayor importancia en la atípica progresión de tempi de este concierto. Y así, desde la cadenza que da comienzo al sereno Andante sostenuto inicial a la sensación de fuerza y avance del tercero, pasando por el conocido tema que exponen los violonchelos al principio del Allegro scherzando central, hizo que los asistentes al Palacio de la Ópera escucharan una soberbia interpretación de la obra de Saint-Saëns

Musique classique

Wed 14 Dec 2011

Quand Lucchesini ose le grand écart musical

Un duel Scarlatti – Berio, arbitré par un Beethoven prudemment cantonné dans la seconde partie de la soirée ? A priori, le programme composé par le pianiste italien Andrea Lucchesini relève du grand écart musical ! Pourtant, presque contre toute attente, les cinq sonates pour piano de Domenico Scarlatti (1685-1757) et les six Encores composés par Luciano Berio (1925-2003), entre 1965 et 1990, se mêlent avec bonheur.

Mais l’étonnement est moins grand si l’on se souvient de la phrase de Berio selon laquelle « il faut vivre dans l’esprit de la fin de la Renaissance et des débuts du baroque, dans l’esprit de Monteverdi qui inventait la musique pour trois siècles à venir ». Entre Scarlatti, le « révolutionnaire » du baroque, qui impose la liberté formelle, rythmique et mélodique, et Berio, le compositeur « contemporain », qui libère l’expression affective, spontanée et immédiatement descriptive, les ressemblances sont si évidentes que les siècles qui les séparent s’en trouvent abolis.

Et, c’est à la curiosité et à l’opiniâtreté d’Andrea Lucchesini que l’on doit cette découverte qu’il fit avec Luciano Berio peu avant la mort de celui-ci. De ce pianiste talentueux et prestigieux, tout a été dit ou presque. Mais, plus encore que par sa virtuosité, le public est impressionné par la précision et le dépouillement de son jeu, dénué de tout « effet » et pourtant si sensible, si expressif et si lumineux. C’est particulièrement vrai dans les sonates op. 109 et 110 de Beethoven où ce dernier « explose » la forme classique au profit de la liberté absolue, ouvrant la porte à de nouvelles inventions.

Domenico Scarlatti, Ludwig van Beethoven et Luciano Berio : trois visionnaires de la musique qu’il était temps de réunir. Grâce à Andrea Lucchesini, c’est chose faite !

 

DIJON

Wed 14 Dec 2011

Scarlatti, Berio et Beethoven
 par Andrea Lucchesini

Une première partie faisait alterner cinq sonates de Scarlatti et les six Encores * (1965-1990) – en 4 groupes – de Luciano Berio. Programme original s'il en est, par le pianiste créateur de la sonate pour piano d'un des compositeurs les plus importants de ces cinquante dernières années. Le texte de présentation précise du reste l'intimité entre l'interprète et le compositeur : « C'est un programme que nous avons étudié ensemble durant les derniers jours de la maladie qui devait l'emporter. Il était très curieux d'entendre ces séquences (…) qui font s'intercepter ses six Encores et cinq sonates de Scarlatti».  

Ces dernières, que ne renieraient pas les plus grands, furent un grand bonheur : claires, allantes, jubilatoires. Ni faux clavecin, ni jeu extraverti à la Horowitz, plutôt la limpidité naturellement brillante de Marcelle Meyer ou de Maria Tipo, dont Andrea Lucchesini fut l'élève.

Nous découvrions alors ces pièces tardives de Berio, dont la création couvrait une large période de vingt-cinq ans. Dès les deux premières, enchaînées, (Brin, Leaf), le style de Berio était reconnaissable dans ces miniatures d'une exécution particulièrement virtuose. Mais ce sont les quatre suivantes, avec un piano correspondant aux quatre éléments (terre, eau, air et feu), qui allaient convaincre les plus rétifs à la musique de la fin du xxe siècle du génie du compositeur. Sans recours (trop) facile à quelque procédé descriptif, l'auditeur se trouvait projeté dans un univers onirique fascinant. Des références de la première, depuis son incise de quinte, aux flamboiements, aux souffles éphémères, on se laisse emporter par ce merveilleux piano. Une surprise, cependant, Wasserklavier, évocation élégiaque, un brin nostalgique d'un passé révolu, dont le langage tranche avec celui des autres pièces. Mais l'œuvre est la plus ancienne des six pièces…

La seconde partie était entièrement dédiée à Beethoven, avec deux des plus monumentales sonates de sa dernière production : la 30e et la 31e, ou, si l'on préfère, les opus 109 et 110, toutes deux de 1821. Œuvres titanesques, d'une modernité absolue, elles font éclater les schémas traditionnels et requièrent des qualités exceptionnelles des interprètes qui s'aventurent à les jouer. Andrea Lucchesini confirmait son immense talent par l'ampleur et la clarté de son jeu. Osons l'écrire : une interprétation relativement récente de ces deux sonates par Pollini (à Londres) m'avait déçu malgré les ovations du public. Ici, c'est sans réserve que j'ai acclamé ce très grand pianiste, dont la parfaite réussite dans des répertoires aussi différents que ceux de ce soir est exceptionnelle.

Son état grippal était manifeste pour les auditeurs des premiers rangs. Néanmoins, après ce récital au programme imposant, et harassant, il devait nous donner un très beau bis : le 2ème impromptu de l'op 90, de Schubert. Une soirée dont on se souviendra avec bonheur.

La Provincia di Cremona

Sat 12 Feb 2011

BEETHOVEN SOGNANTE E ISPIRATO - Lucchesini e Quartetto di Cremona un'unione artistica perfetta

L'Adige

Fri 11 Feb 2011

TRIPUDIO BEETHOVEN ALLA FILARMONICA

La Prealpina

Tue 16 Feb 2010

Grande concerto in Salone Estense, Varese, senza sedie vuote

Lucchesini e Brunello da applausi

La Gazzetta di Modena

Fri 20 Mar 2009

Lucchesini, la magica atmosfera del piano.

[...] le note di Lucchesini si diffondono brillantemente nell’aria, creando atmosfere magiche e incantate, in un gioco che si costruisce attraverso contrapposizioni nella ricerca dinamica e ritmica....
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La Stampa

Sun 15 Mar 2009

Applausi a Lucchesini e a Rimonda "distratto".

E quella di Lucchesini è stata la perfetta e rigorosa interpretazione di un repertorio di non facile esecuzione....
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Corriere Bit Musica

Sat 14 Mar 2009

Andrea Lucchesini al Teatro Civico di Vercelli

Crediamo non si cada nella retorica definendo memorabile l'interpretazione mozartiana del quarantenne pianista toscano [...]...
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La Marsellaise

Sun 14 Dec 2008

Calda, la musica!

[...] abbiamo gustato la sottigliezza dell’interprete, il gioco aereo sui tasti, la presenza fine e controllata, la musicalità elegante del pianista....
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La Nuova Venezia

Tue 14 Oct 2008

Magnifico recital di Lucchesini.

[...] uno dei pochi pianisti al mondo che sappia spaziare con autorevolezza dal repertorio settecentesco alla musica d’oggi. Il suo programma ne dà testimonianza [...]...
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Oltre Cultura

Sun 1 Jun 2008

La sobria eleganza del pianista Andrea Lucchesini

Saremmo stati ad ascoltarlo suonare per ore, Andrea Lucchesini, rapiti dall’intensità, nel contempo soave e ardente, con cui si è offerto al pubblico. E’ cominciata così, quindi, con grande raffinatezza la primavera 2008 del Teatro dei Marsi di Avezzano...
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La Stampa

Sat 31 May 2008

Lucchesini, un gioco di specchi tra '700 e '900

...ha testimoniato la profondità della sua lettura, bastava sentire il significato delle voci secondarie; ma tutto qui era significativo, con accenti e finezze del più alto stile. Ancora Chopin e Schubert dopo i vivissimi applausi. ...
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International Piano

Wed 19 Mar 2008

CD Chopin: Etudes opp. 10&25 e Ballades n. 1-4

In essence, these are among the finest of all Chopin discs, easily excelling recordings by almost all the most celebrated names in the catalogue. Both are ideally recorded and presented and I can scarcely wait for the next instalment....
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Il Gazzettino

Wed 5 Mar 2008

OTTOCENTO E CONTEMPORANEITÀ CONVIVONO ALLA FENICE NEI TRII DI LIGETI E BRAHMS

5 eccellenti solisti hanno dato vita ad opere con organici variabili: il pianista Andrea Lucchesini , il violoncellista Mario Brunello, il cornista Alessio Allegrini, il violinista Marco Rizzi e il clarinettista - compositore Joerg Widmann. Caldo successo...
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Bonner Wirtschaftsblog

Wed 21 Nov 2007

PROFONDO. Lucchesini alla Banhof Rolandseck

Bonn. Grandioso l’approccio interpretativo così come la riflessione tecnica... Il suono sovrano di Lucchesini......
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Süddeutsche Zeitung

Tue 20 Nov 2007

RICCO DI SFUMATURE E TRASPARENTE

Lucchesini si è astenuto da qualsiasi esteriorità ed ha comunicato la sua arte solo attraverso la musica. Anche se questa è la strada più difficile, il suo messaggio è arrivato al pubblico ed ha portato ad un lungo, riconoscente ed entusiastico applauso....
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Il Messaggero Veneto

Thu 15 Nov 2007

Barocco e moderno con un grande Lucchesini

Il celebre pianista conquista il Bon con pagine di Scarlatti, Chopin e Berio...Consensi mai tanto meritati ... E i bis, acclamati a gran richiesta, sono stati la chiusura di un evento senza uguali. ...
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Il Corriere della Sera

Sun 28 Oct 2007

E Manacorda «snellisce» Beethoven

...Lucchesini spalanca visioni argentee, come giardini coperti di brina: è il momento più intenso della serata e si rinnova nel poetico bis, l’improvviso op. 90 n. 3 di Schubert, che Lucchesini trascolora in un frullo impalpabile....
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La Sicilia

Wed 24 Oct 2007

Lucchesini fa palpitare la pagina di Sinopoli

... morbidezza di toni, un colorismo pittoresco, rapidità di espressione, in una successione di tempi che vanno oltre la tastiera e puntano dritto alle regioni del sentimento......
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Gazzetta del Sud

Mon 22 Oct 2007

Andrea Lucchesini chiude in bellezza il 'Sinopoli Festival'

... il recital del pianista Andrea Lucchesini, protagonista di esecuzioni tecnicamente ineccepibili e di straordinaria intensità (degli "Improvvisi" Op. 90 di Schubert; della Sonata per pianoforte di Sinopoli; e delle Sonate Op. 109 e 110 di Beethoven). ...
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Il Messaggero Veneto

Sun 7 Oct 2007

L’estro vitale di Andrea Lucchesini

Il pianista nel trionfale concerto a Trieste diretto da Gerd Albrecht di cesella il Quarto di Beethoven con rara eleganza, come vuole la “lirica signora del pianoforte”....
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Il Piccolo

Sun 7 Oct 2007

Con Albrecht e Lucchesini una grande serata di musica

Stagione sinfonica del Verdi: Due fuori programma del pianista fra i più amati dal nostro pubblico. Il Quarto Concertodi Beethoven si confà all'intimismo poetico cui il pianista fiorentino sa attingere....
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Il Gazzettino

Sat 6 Oct 2007

Pordenone: pianoforte grancoda Fazioli

L'occasione celebrativa del secondo concerto sinfonico del Teatro Verdi di Pordenone è l'inaugurazione del pianoforte grancoda Fazioli affidata a uno dei grandi pianisti italiani odierni, Andrea Lucchesini...
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Passau Neue Presse

Fri 20 Jul 2007

Schubert paradisiaco

...Con questa interpretazione l’eccellente pianista ha assicurato uno sguardo in paradiso. Solo dopo 3 bis di Schubert e Chopin il pubblico incantato ha lasciato la sala....
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Straubinger Tagblatt

Fri 20 Jul 2007

Lucchesini combina Domenico Scarlatti con Luciano Berio

... la scelta fra le circa 600 Sonate di Scarlatti e l’accoppiamento di volta in volta con i brani di Berio è stata fatta dall’interprete in maniera così accorta, da risultarne un flusso di suono continuo. ...
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Suono

Sun 1 Jul 2007

Piano Music - Berio/Lucchesini

Un CD che è un omaggio affettuoso ad un grande musicista da parte di un pianista che ad ogni nota lascia trasparire la profonda amicizia che li aveva uniti....
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All About Jazz - Piano Music

Sun 10 Jun 2007

Andrea Lucchesini/Luciano Berio

Egregia l’interpretazione di Lucchesini (e consorte per i pezzi a quattro mani), profondo e attento conoscitore delle partiture di Berio. ...
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Suonare News

Tue 8 May 2007

Ovation per Lucchesini

Berio, Sonata: non c’è mai la sensazione/dubbio d’una scrittura artificiosa né di un virtuosismo pianistico forzato, e una floridezza di idee che conquista.......
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The Guardian

Wed 2 May 2007

Berio - Piano Music - Andrea Lucchesini (Avie AV 2104)

It was for Lucchesini that he wrote the piano sonata that opens this disc, its 23 minutes showing flashes of fiery bravura amid bold contrasts unified, as was Berio's way, by a repeated single note....
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International Record Review - April 07

Wed 2 May 2007

Comparison Schimé-Lucchesini

Lucchesini’s performance confirms it as a work of marvellously rich colours, inexhaustibly bustling energies, breathtaking sonic constellations, and a quite extraordinary combination of solid bedrock and explosive fantasy....
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Musica

Tue 1 May 2007

Premiato con cinque stelle per il CD di Berio

Magistrale è anche l’interpretazione dei sei brevi Encores, scarnificati nel timbro e nelle dinamiche, calati in atmosfere rarefatte, di muto stupore......
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Il Corriere del Web

Wed 25 Apr 2007

Chiarezza di pensiero e di suono.

la chiarezza non si riferisce solo al suono, ma al pensiero musicale in genere tanto che i fraseggi stessi sono stati spiegati e sottolineati sempre con molta cura. ...Lucchesini è, un pianista dal cervello vivido....
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La Repubblica

Tue 24 Apr 2007

Schubert e Chopin al teatro Piccinni la notte dei virtuosi: Andrea Lucchesini

La musica romantica per eccellenza, quella di Schubert e Chopin, eseguita da Andrea Lucchesini, uno dei più affermati pianisti italiani, famoso per il tocco carezzevole e il brillante virtuosismo. ...
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Altre Musiche

Thu 19 Apr 2007

Luciano Berio/Andrea Lucchesini

Dopo l'ascolto di queste fondamentali interpretazioni di Andrea Lucchesini delle musiche pianistiche di Berio potrebbe sopraggiungere l'impulso di liberarsi di tutto quanto d'altro prodotto sul tema......
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Grammophone Marzo 2007

Tue 10 Apr 2007

Essere 'presente alla nascita' dà sicuramente a questo pianista un punto di vista unico

L’ampiezza della coloritura di cui permea le strutture fortemente stratificate di Berio ne facilitano la comprensione: finora è l’incisione di riferimento....
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Daily Telegraph

Sat 24 Mar 2007

passione ed eleganza

Lucchesini mostra in questa esecuzione da antologia, che il virtuosismo è solo una parte di un affascinante ventaglio di timbro, stile e mordente armonico. ...
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Il Piccolo di Trieste

Mon 19 Mar 2007

Andrea Lucchesini trae dalla tastiera note luminose, sfoderando un ottimo controllo tecnico-strumentale

Luciano Berio, meraviglie sonore per pianoforte L’etichetta Avie distribuisce il cd con la prima esecuzione a Zurigo della «Sonata». Un disco che si offre quale entusiasmante esperienza d'ascolto....
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BBC Music Magazin - April 2007

Tue 13 Mar 2007

BERIO FIVE STARS

...takes just 23 minutes over it here, with a lightness of touch and nervous intensity that seem a perfect match for the music’s obsession with a repeated single pitch that gradually develops into flurries of moto perpetuo....
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L'Arena

Thu 8 Mar 2007

Il pianista Lucchesini tecnica e virtuosismi. Da Scarlatti a Chopin tra molti applausi

Lucchesini sa come costruire la struttura di un pezzo attraverso le dinamiche e agoniche e possiede una tecnica virtuosistica molto agguerrita.... Il successo è tangibile a fine concerto, con convinti applausi del pubblico al suo indirizzo....
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La Repubblica

Wed 31 Jan 2007

Parla il pianista successore di Farulli che domani sera sarà al Teatro Verdi con l' Ort

«Nella mia vita ho avuto talmente tanto dalla musica che sarebbe malfatto non restituirlo»....
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La Provincia

Tue 21 Nov 2006

Messe di applausi per Lucchesini e Lombard

... Il pianista Andrea Lucchesini è stato valido interprete del "Concerto op. 54 per pianoforte e Orchestra" di Schumann. Il solista ha dialogato intensamente con l'Orchestra fondendo la sua sonorità con quella degli altri strumentisti....
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Corriere del Ticino

Sat 18 Nov 2006

Da Weber a Schumann. Con l'OSI, Lombard e Andrea Lucchesini

... una lucida visione interpretativa in cui il disegno solistico si è fatto anche parte dell'insieme orchestrale, ricercando attraverso una perfetta esecuzione stilistica la massima forza comunicativa di queste intense pagine schumaniane....
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La Repubblica

Sat 1 Apr 2006

Lucchesini e Matacena furoreggiano con Netopil

Eccellente protagonista è stato Andrea Lucchesini. Strumentista dal solido bagaglio tecnico, artista di rara intelligenza, ha regalato un Mozart di notevole equilibrio perfettamente sostenuto da Netopil e dall' orchestra. ...
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Il Mesaggero Veneto

Wed 29 Mar 2006

Lucchesini e Brunello un concerto con due fuoriclasse

Lucchesini esibisce una tecnica solida e precisa, accompagnato in questo dal ferreo contrappunto orchestrale: appare quindi un Hindemith insolito, a tratti mahaleriano e contemporaneamente sanguigno. ...
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La Provincia

Thu 9 Feb 2006

Lucchesini in stato di grazia

la tecnica è ancora smagliante e la maturità interpretativa è al massimo livello...
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la Repubblica

Thu 2 Feb 2006

Intervista a Piero Farulli

la sua presenza a Fiesole mi dà una grande serenità...
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L'Eco di Bergamo

Sun 29 Jan 2006

Ispirato, brioso e sognante insieme, il Mozart di Andrea Lucchesini rapisce i cuori e parla all’anima...
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Il Corriere della Sera

Thu 20 Oct 2005

Lucchesini a Roma al Festival Berio dell'Accademia di Santa Cecilia

solista-super nel secondo Concerto di Bartok...
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Il mattino di Padova

Wed 8 Jun 2005

E’ Lucchesini ad accordare il suono del Quartetto KV 493. Delizioso e sensuale come il velluto...
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Settimane Musicali di Vicenza

Sat 4 Jun 2005

Lucchesini e Tchakerian

offrono interpretazioni di tale sofisticata qualità da far pensare che difficilmente in Italia, oggi, si possa trovare di meglio per questo repertorio sul piano dell’esemplare evidenza stilistica e della straordinaria pertinenza di suono e di espressione...
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Festival di Bergamo e Brescia

Sun 22 May 2005

Lucchesini e Rizzi

il concerto si è arricchito della presenza di solisti d'eccezione...
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La Gazzetta di Parma

Thu 19 May 2005

Il dominio della tastiera che non conosce incertezza

svelare in trasparenza le ragioni così particolari, così uniche, della classicità beethoveniana, come fattore organico, intrinseco alla forma stessa che incarna un pensiero...
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La Nueva España

Mon 7 Mar 2005

El pianista ofreció el «Concierto para piano en Sol mayor» de Ravel en una versión de una musicalidad desbordante

un hermoso sonido carente de estridencias, en el que la dimensión horizontal de la interpretación, la curva de la línea melódica, todo el fraseo en suma, fueron expresados con exquisito equilibrio...
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