Connessi all'Opera

Sat 19 May 2018

Veronika Eberle interpreta Brahms con la COE diretta da Antonio Pappano

Il Teatro Comunale “Mario del Monaco” di Treviso da qualche anno ha ampliato la propria offerta, includendo in stagione concerti sinfonici con orchestre di caratura internazionale, in tournée nel nostro Paese. Come ultima proposta della programmazione 2017-2018 è ospitata la Chamber Orchestra of Europe, una compagine di assoluto rilievo, fondata nel 1981 da un nucleo di musicisti e riconosciuta come “la migliore orchestra da camera del mondo”. Alla sua testa vi è un’autorità del calibro di Antonio Pappano, vero e proprio fuoriclasse, sempre interessato ad approfondire ed esplorare nuove vie musicali.

Lo si intuisce scorrendo il programma che accosta un inusitato Ligeti al Brahms più o meno noto. Prima ancora dell’esecuzione, è da rilevare, con profonda soddisfazione, la grande affluenza di pubblico, caloroso, oltre il consueto, durante l’intera serata. A beneficiarne, oltre all’ensemble e al direttore, è la violinista tedesca Veronika Eberle. Una carriera folgorante la sua, già legata ai nomi più illustri, con un’incessante attività in tutto il mondo e uno splendido Stradivari “Dragonetti” del 1700 tra le mani. A lei spetta l’esecuzione del titanico Concerto per violino op. 77 in re maggiore di Johannes Brahms.
Composto nel 1878, in una stagione felice e creativa, questo lavoro dalle ampie dimensioni (in origine pensato nell’insolita formula in quattro movimenti) riserva ampio spazio anche all’orchestra che bilancia la sviluppata parte solistica con un sinfonismo maestoso, attento alla lezione classica, d’impianto tipicamente romantico. Eberle è musicista ideale, capace di assecondare l’innato estro interpretativo con una tecnica agguerrita. La precisione con cui affronta i più temibili passaggi, l’intonazione sempre controllata, il fraseggio, piegato a una personale e volitiva lettura dell’opera, sono le caratteristiche immediatamente riscontrabili nella sua infiammata prestazione. Nella lettura vi è un’autorevolezza che va ben oltre la giovane età: si coglie da subito la tempra ardimentosa, una personalità dotata di spiccata sensibilità e connaturata musicalità. La partitura è dominata con istrionismo, mai inutilmente esibito ma sempre calibrato con sagacia, e il dialogo con orchestra e direttore manifesta un profondo connubio d’intenti, raro per efficacia e risultati.

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Francesco Bertini