L'Arena

Tue 7 Oct 2008

La giovane violinista Kopatchinskaja rivela estro e grande tecnica.

Il Concerto è stato la vetrina della giovanissima violinista moldava Patricia Kopatchinskaja, estrosa strumentista di grande tecnica che si è presentata a piedi nudi sul palco [...].Racchiuso nella vasta cornice del Settembre dell’Accademia, si è svolto quest’anno un "mini-festival" dedicato a Beethoven: tre concerti monografici o quasi, e un cospicuo programma complessivo, con quattro Sinfonie e un paio di Concerti. Lo avevano aperto nella grande linea interpretativa di tradizione i francesi dell’Orchestre National de France, con Kurt Masur sul podio; lo hanno chiuso l’altra sera nel segno dell’approccio “filologico" - strumenti d’epoca e conseguenti tecniche esecutive - i francesi dell’ Orchestra des Champs-Élysées, giunta al Filarmonico con il proprio fondatore Philippe Herreweghe sul podio. Chi ha in mente i patimenti di suono, che non di rado tarpano le magari anche significative idee musicali nel campo della cosiddetta "prassi esecutiva" (sottinteso: originale), nell’ascoltare i parigini se li scorda di primo acchito. Giunta in formazione robusta a sufficienza per rispondere alle esigenze stilistiche dettate da partiture beethoveniane come il Concerto per violino e la Settima Sinfonia, l’orchestra ha infatti sciorinato un significativo smalto negli archi acuti, corposa e rotonda forza espressiva in quelli bassi e un magnifico equilibrio complessivo, tale da far risaltare con eloquenza, ad esempio, le complesse linee polifoniche della Settima, specie nell’Allegretto e nel Finale. Di virtuosistico smalto, poi, è risultata la sezione dei legni e degli ottoni: 12 specialisti che hanno fatto scordare le limitazioni tecniche dei loro strumenti d’epoca (rispetto agli attuali) con una nitidezza d’ intonazione e una bellezza di colore davvero speciali. Herreweghe ha mostrato di avere nitida la percezione della "diversità" beethoveniana. Se nel Concerto per violino il fraseggio è parso a tratti un po' smunto, per così dire "denaturato", a favore di un dialogo di quasi barocca povertà con lo strumento solista, nella Settima ha trovato e illuminato al meglio una linea esecutiva che ha dato ragione delle tensioni dialettiche del compositore all’interno della forma, esaltando la brillantezza del ritmo e la ricchezza dei colori con scelte di tempo impeccabili e fraseggio acceso, ben contrastato nelle dinamiche.

Il Concerto è stato la vetrina della giovanissima violinista moldava Patricia Kopatchinskaja, estrosa strumentista di grande tecnica che si è presentata a piedi nudi sul palco e ha proposto il suo Beethoven acceso di contrasti, a tratti tagliente ma sicuramente comunicativo, senza negarsi alcuna possibilità di "personalizzazione", laddove la partitura concede interventi "ad libitum". Per la cadenza del primo movimento ha scelto quella con affiancamento di timpani originariamente scritta da Beethoven per la versione pianistica dello stesso Concerto, poco frequente e stilisticamente un po' fuorviante nella sua veste violinistica; non ha rinunciato a fiorire d’improvvisazioni molti passaggi; ha proposto un’ulteriore cadenza fra Larghetto e Rondò, che incrina il fascino della saldatura fra i due movimenti. Disinvolta, insomma, eppure notevolmente musicale: una corrente forte che, una volta meglio imbrigliata, promette moltissimo, come ha fatto intuire la Romanza op. 40, sempre di Beethoven, proposta con delicatissima grana timbrica e suadente scelta espressiva. Successo clamoroso, per la Kopatchinskaja, con lunghissimi applausi ritmati fino a un bis di "violino onomatopeico" (voce sul suono, con molta ilarità nel pubblico) del compositore quarantenne venezuelano-cinese Jorge Sanchez-Chiong. L’Orchestre des Champs-Élysées si è invece congedata con una calligrafica esecuzione dell'Andante della Sinfonia n. 94 di Haydn.
Cesare Galla