Il Piccolo

Sat 9 Feb 2008

Le «magie» del pianista polacco Rafal Blechacz: freschezza e gioia di un talento a Monfalcone

Blechacz passa con nonchalance da atmosfere tempestose ad oasi di serenità, è capace di alleggerire il tocco fino all’inverosimile, ma arriva pure a sollecitare fino allo stremo le risonanze metalliche del Fazioli. MONFALCONE È più vicina al Mar Baltico che a Varsavia Naklo nad Notecia, la cittadina polacca dove ventitrè anni fa nacque Rafal Blechacz, pianista dal nome poco musicale ma di gran talento che nel 2005 si è aggiudicato nella capitale il prestigioso premio Chopin.

Al Comunale di Monfalcone, Blechacz - che domani si esibirà al San Carlo di Napoli - ha voluto giustificare i numerosi riconoscimenti ricevuti presentando un programma che egli stesso dichiara essere costruito «per trasmettere freschezza e gioia».

È indubbiamente fresca l’interpretazione della Sonata in Re Maggiore KV 311 di Mozart, l’Allegro sgranato con suono brillante, l’Andante alquanto eccentrico che sembra voler attirare l’attenzione sui gruppi di tre accordi ribaditi con forza, quasi interrompendo il corso della melodia, e lo scanzonato Rondeau giocato su sospensioni e graziose riprese.

Le Estampes di Claude Debussy vengono trasposte sulla tastiera con una tavolozza dai colori accesi che si chiude su un vorticoso gioco reso con gran virtuosismo e accurata scelta di particolari.

L’inserimento di Karol Szymanowski appare come un doveroso tributo al compatriota: il compositore appena ventunenne è alquanto attardato su schemi ottocenteschi, considerando che l’anno di nascita delle Variazioni in si bemolle minore op.3 è lo stesso delle Estampes.

Blechacz ha perfettamente assimilato l’arte della retorica e rende a puntino le indicazioni dell’autore, offrendoci nelle dodici variazioni deliziosi quadretti fra Mazurche e Valzer, affettuosità e leziosismi; infine sfodera un pianismo eroico, sollecitato dal virtuosismo del conclusivo Allegro con Fuoco.

E poi, il confronto con i Ventiquattro Preludi op. 28 di Chopin: l’interpretazione s’inserisce nel solco della grande tradizione ed è ricca di sfumature.

Blechacz passa con nonchalance da atmosfere tempestose ad oasi di serenità, è capace di alleggerire il tocco fino all’inverosimile, ma arriva pure a sollecitare fino allo stremo le risonanze metalliche del Fazioli.

L’attenzione dell’ascoltatore rimane desta, il fragile biondino conosce l’arte dell’indugio, il suo rubato è di raffinata eleganza, le corde del pianoforte vibrano di musicalità; Blechacz ha tutto il tempo per trovare il modo di sollecitare anche le corde del cuore, ma intanto scatena entusiasmo. Bis con un Valzer di Chopin.
Katja Kralj