Brescia Oggi

Wed 4 Jun 2008

John Axelrod, una prova emozionante

...è riuscito in questa seconda parte a rendere quella tensione a volte lancinante che caratterizza questa Sinfonia di Brahms, in un vero e proprio crescendo che alla fine, al termine del pezzo, ha scatenato l’entusiasmo del pubblico in sala. Non era certo un’impresa facile quella di ieri sera al teatro Grande: sostituire un grande direttore come Daniele Gatti e un pianista sulla cresta dell’onda qual è Yundi Li. Ma la doppia defezione non ha impressionato nè gli organizzatori nè il pubblico, accorso molto numeroso a questo appuntamento che manteneva intatto il programma originario e soprattutto aveva una carta sicuramente vincente: la Royal Philharmonic Orchestra.

Il compito di dirigerla era affidato a John Axelrod, un musicista già noto al nostro pubblico e che già nella prima parte - dalla Ouverture «Tragica» in re minore op. 81 di Brahms - ha dimostrato di sapersela cavare bene anche nelle emergenze.
Un pezzo non facile, questo di Brahms, attraversato da guizzi drammatici bene interpretati dall’orchestra londinese.

...sicuramente la prova più convincente dell’intera serata è stata quella della «Sinfonia n. 1 in do minore op. 68» di Johannes Brahms, e questo perché John Axelrod ha saputo dare e trarre il massimo dalla compagine orchestrale: dagli accenti iniziali nei quali non è davvero difficile individuare l’eredità beethoveniana all’«Andante sostenuto» del secondo movimento.

Questa Sinfonia è anche molto complessa perché rivela il superamento da parte di Brahms di molte barriere, formali e tonali, con un gioco di timbri assolutamente originale... ma comporta un dominio quanto mai saldo delle varie sezioni dell’orchestra.
Che hanno funzionato benissimo, specialmente quelle dei fiati e in particolare i legni, veramente fondamentali in tutta quanta la composizione.

Emozionante l’apparire del nobile e famoso tema - inizialmente agli archi - del «Più Andante» prima del caloroso finale, in un tripudio di suoni convergenti verso la zona acuta dell’estensione.

Axelrod in altre parole è riuscito in questa seconda parte a rendere quella tensione a volte lancinante che caratterizza questa Sinfonia di Brahms, in un vero e proprio crescendo che alla fine, al termine del pezzo, ha scatenato l’entusiasmo del pubblico in sala.
Luigi Fertonani