La Repubblica

Mon 9 Feb 2009

Pollini abbraccia Debussy e Boulez.

Una splendida lezione esecutiva e critica, prefatta da un'esecuzione compatta eppure sciolta di due Sonate di Beethoven: mai ricreato così, non solo moderno ma nostro contemporaneo.Con Maurizio Pollini vale l'idea caparbia di far capire e "suscitare interrogativi" come scrive Pierre-Boulez presentando il "Progetto-Pollini" (sei concerti fino a ottobre). Così nella scelta dei bis (dai "Preludi" di Debussy) in coda al primo appuntamento, appariva tesa la parentela con la "II Sonata" di Boulez. Dalla lettura folgorante e contagiosamente seducente del pianista era apprezzabile al primo ascolto, quanto la "distuzione"sintattica e formale propugnata e realizzata nel 1948 dal 23enne Boulez fosse già subodorata come necessaria da Debussy. Una splendida lezione esecutiva e critica, prefatta da un'esecuzione compatta eppure sciolta di due Sonate di Beethoven: mai ricreato così, non solo moderno ma nostro contemporaneo.
Angelo Foletto