Il Mattino di Padova

Sun 30 Mar 2008

Andrey Boreyko va al massimo con Sostakovic

Alla Fenice: eccellente la prova di tutti, l’intensa declamazione di Vaneev, la versatilità di coro e orchestra, la visione senza sbavature di Boreyko....Arriva la cantata per basso, coro e orchestra op.119 L’esecuzione di Stepan Razin di Sostakovic, solista Vladimir Vaneev, e si resta stupefatti da come il baricentro dell’epica, con cui il poeta Evtus’enko narra apologo e morte di un capo cosacco della Russia di fine Seicento, riesca ad irradiare una tal messe di sentimenti e ricchi episodi musicali.

Certamente merito di un rapporto testo-musica di rara libertà e invenzione, superiore a quanto messo in scena poco tempo prima, nella Sinfonia n.13, dalla stessa copia di attori.

Un’unica, caleidoscopica forza espressiva coinvolge orchestra, coro e solista fra attese ipnotiche, raffinate grottesche, nobiltà dolente e drammatici dialoghi fra coro di bassi e solista. Perché si fa presto a dire epica, e si pensa a tronfio e ripetuto.

Ma qui il paragone va alla (apparente) funzione didattico-esplicativa di cantate e passioni bachiane: passa un solo secondo e lo stupore si trasferisce all’abbondanza di idee e all’umanità dei caratteri espressi.

Eccellente la prova di tutti, l’intensa declamazione di Vaneev, la versatilità di coro e orchestra, la visione senza sbavature di Boreyko.
...applausi fragorosi premiano lui e l’orchestra.
Carlo De Pirro