Giornale di Brescia

Tue 19 Aug 2008

Enrico Dindo, il violoncello cantante trionfa ancora una volta.

[...] il pubblico è stato letteralmente conquistato (o meglio, «riconquistato») dal carismatico musicista piemontese [...].Trionfa il violoncello cantante di Enrico Dindo nel concerto conclusivo del festival «Armonie sotto la rocca». L’altra sera, al Palasport di Manerba, il pubblico è stato letteralmente conquistato (o meglio, «riconquistato») dal carismatico musicista piemontese, divenuto quasi un ospite fisso delle rassegne organizzate dall’Associazione Soldano.
Anche in quest’occasione Dindo si è proposto nel ruolo di solista e direttore del gruppo d’archi I Solisti di Pavia. Il Concerto grosso op. VI n. 4 di Corelli, con cui si è aperto il programma, non è oggi di frequentissima esecuzione, ma possiede tutti i tratti di classica perfezione che dal Settecento ai giorni nostri gli sono sempre stati riconosciuti. Dindo ha esortato i suoi Solisti a dare il massimo in espressione e in energia. Particolarmente efficace la conclusione del pezzo: dopo un’elegante danza in forma di Giga, Corelli ha posto a sorpresa, e senza soluzione di continuità, una chiusa vigorosa in tempo Allegro che i musicisti hanno messo in risalto con un’improvvisa accelerazione del tempo. Poi Dindo si è subito ripresentato con l’amato violoncello per affrontare il Concerto in sol maggiore di Vivaldi. Purtroppo, nell’organico strumentale si notava l’assenza del clavicembalo, necessario sia in Corelli sia in Vivaldi per la realizzazione del basso continuo. Ma come in un piatto preparato da un grande chef, pur rilevando la mancanza di un ingrediente prescritto dalla ricetta tradizionale, l’effetto complessivo era così gratificante che non si sentiva il desiderio di cercare il pelo nell’uovo. Il violoncellista, sempre in dialogo con gli archi, ha quindi offerto una superba esecuzione delle seducenti «Twin Legends» composte ai nostri giorni da Roberto Molinelli. Come in un precedente concerto dello scorso anno in città, anche a Manerba Dindo ha dimostrato di sentirsi del tutto a suo agio in questa scrittura che alterna effervescenza ritmica e grandi gesti melodici.
Nella seconda parte della serata, dopo la giovanile Sinfonia n. 2 per archi di Mendelssohn, si è giunti a una pagina classica del repertorio violoncellistico: il primo Concerto di Joseph Haydn. Trattandosi di un brano così noto, Dindo lo ha affrontato a occhi chiusi, in assoluta sicurezza. Un’esecuzione spettacolare, sia per la qualità del suono cantabile nell’Adagio sia per la millimetrica precisione dei passi di agilità nel vorticoso Finale.
Come bis il maestro ha riservato una bella sorpresa: una trascrizione per orchestra d’archi, da lui stesso realizzata, di un poco noto ma suggestivo pezzo violoncellistico di Antonín Dvorak intitolato «Il silenzio del bosco».
Con queste note è calato il sipario sul dodicesimo festival «Armonie sotto la rocca», che nell’arco concentrato di una settimana ha proposto momenti musicali di alta qualità (basti pensare al concerto inaugurale col pianista Krystian Zimerman) ed appuntamenti di originale e creativo intrattenimento.
Marco Bizzarini