Il Resto del Carlino

Fri 6 Apr 2007

Un concerto trionfale

...eseguito da Dindo con una ritmica quasi jazzistica, travolgente e incalzante, veramente un'interpretazione indimenticabile...Un silenzio assoluto, quasi tangibile, aleggia sul pubblico del Manzoni. Enrico Dindo ha l’archetto in mano e a quel punto può fare quello che vuole, aspettare ancora o accarezzare il suo violoncello e spezzare quell’incantesimo che si svela ogni volta che un grande musicista respira, allunga una pausa, si affaccia sull’abisso. E, come in un racconto di Conrad, si ferma un attimo a guardare in alto prima di ripiombare giù.

Un concerto carico di emozioni quello tenuto dal musicista torinese per la stagione di «Musica Insieme», a Bologna nella doppia veste di solista e direttore, accompagnato dai Solisti di Pavia, l’eccellente orchestra d’archi da lui fondata.

Mendelssohn bambino, per cominciare, la graziosa Sinfonia per archi n. 2, composta a 12 anni sotto l’influenza, protettiva ma invadente, di Mozart e Beethoven, con il compositore amburghese ancora alla ricerca di una propria identità, poi Haydn, il Concerto in Do maggiore per violoncello e orchestra, denso di soavità nel bellissimo Adagio, ma viruosistico nell’Allegro Molto finale, eseguito da Dindo con una ritmica quasi jazzistica, travolgente e incalzante, veramente un'interpretazione indimenticabile.

A seguire la simpatica introduzione del musicista Roberto Molinelli, che ha presentato il suo «Twin Legends», un brano per violoncello e orchestra ispirato, a detta dell’autore, al rock e a Puccini, ma in realtà più vicino a Morton Gould o a Bernstein, quasi tutto sincopato e molto godibile.

Per finire il meraviglioso Concerto per archi di Nino Rota, in cui riecheggiano temi e ritmi utilizzati nelle sue straordinarie colonne sonore, ad eccezione del terzo movimento, un’Aria affettuosamente ispirata alla celeberrima Aria “sulla quarta corda” di Bach, interpretata da Enrico Dindo con una pastosità di suono ed un uso dei colori magistrali, a suggello di un concerto trionfale.
Uberto Martinelli