Classic Voice

Tue 1 Jul 2008

Beethoven - Sonate op.10, 28, 49, 81, 109, 110, 111.

[...] un discorso che si snoda con una sua naturalezza, senza accumuli né abbandoni eccessivi ma con una linearità del discorrere che trova conforto nel sapiente controllo della sonorità e nella duttilità del fraseggio.Si tratta dell'ultimo volume dell'integrale delle Sonate beethoveniane realizzato dal pianista inglese tra il 2005 e il 2007, impresa seguita ad un altro integrale, quello delle Sonate schubertiane, eseguite a Londra, a dire del tipo di impegno di questo interprete che chiaramente fa delle ragioni musicali l'obiettivo primario, senza che tale tensione incida sul tenore strumentale. Equilibrio che credo faccia entrare Lewis in quella ristretta cerchia di pianisti che cercano di occultare lo strumento piuttosto che proiettarlo in primo piano, renderlo cioè come la monteverdiana "seconda pratica" al servizio della comunicazione; ed è appunto la sensazione che va accompagnando questo ascolto, di un discorso che si snoda con una sua naturalezza, senza accumuli né abbandoni eccessivi ma con una linearità del discorrere che trova conforto nel sapiente controllo della sonorità e nella duttilità del fraseggio. Il cofanetto consente di osservare Lewis nel confronto con Sonate appartenenti agli estremi dell'arco compositivo e di riconoscere come proprio la misura con cui l'interprete si pone di fronte al testo assicuri un passo confortante alla progressività del linguaggio, penetrato più nella sua incidenza espressiva che non evidenziato nei tratti più radicali, ciò che stabilisce una cifra equilibrata tra le Sonate giovanili, mai sovraccaricate, e le ultime, percorse queste attraverso una lettura sempre "umana" più che utopicamente trascendente.
Gian Paolo Minardi