La Stampa

Sun 18 Jan 2009

Il violoncello di Capuçon tiene il pubblico col fiato sospeso.

[...] il violoncello di Capuçon plana con estrema dolcezza, vibra in sfumature, impennate e smorzature del suono, si fa argenteo nel registro acuto, scuro e avvolgente nei bassi.Tra gli strumenti ad arco il violoncello è il più versatile, imprevedibile e trasformista. C'è chi lo suona traendone una sonorità piena, robusta, ricca di armonici, se non talvolta aggressiva; c'è, invece, chi considera il suono del violoncello il più morbido e avvolgente di tutti, e dipana fili lucenti e setosi. A questa seconda categoria sembra appartenere, per gusto e per scuola, il giovane violoncellista francese Gautier Capuçon che l'altra sera ha eseguito, con l'Orchestra Sinfonica della Rai diretta da Kristijan Jàrvi, le Three meditations da Mass per violoncello, orchestra d'archi, organo e percussioni di Leonard Bernstein, composte nel 1971, su commissione di Jacquelìne Kennedy, per commemorare il marito.
Nell'eclettismo stilistico di Bernstein, Capuçon si muove con naturalezza. Il suo violoncello si diverte a caracollare tra due poli: da un lato la vitalità del jazz e del music-hall, qui piegata ad intonazione tragica, dall'altro un lirismo sentimentale e nostalgico che impone al violoncello di cantare, cantare e cantare ancora melodie lunghe, tranquille, nostalgicamente abbandonate. Quando Puccini si profila sullo sfondo, il violoncello di Capuçon plana con estrema dolcezza, vibra in sfumature, impennate e smorzature del suono, si fa argenteo nel registro acuto, scuro e avvolgente nei bassi. L'intonazione è pura e il fraseggio, elegantissimo, tiene l'ascoltatore col fiato sospeso, come s'è visto anche alla fine, nell'esecuzione, fuori programma, di Après un reve di Gabriel Fauré, nella versione per violoncello solo. Applausi cordiali ma, in assenza di musiche stranote, come sempre succede, il timoroso e poco curioso pubblico degli abbonati era piuttosto scarso.
Paolo Gallarati