Archi Magazine

Sat 1 Nov 2008

W.A. Mozart - cd Sony

[...] all'ascolto la prima indelebile impressione è di piacevole comprensione dei vari pezzi, e soprattutto della padronanza strumentale messa al servizio della singola composizione che si sta affrontando.Non sempre l'incontro occasionale di quattro ottimi strumentisti dà frutti convincenti. Chi ha buona memoria ed ancor miglior senso critico, e non si lasci abbagliare dall'altisonanza dei nomi di alcuni solisti che di tanto in tanto si dedichino ad affrontare pagine del repertorio cameristico - con risultati discontinui - sa bene di cosa sto parlando. Non è il caso che si verifica in questo cd della Sony, in cui viene presentato un vero e proprio programma da concerto: 'Quartetto per oboe e archi K370 e L'Adagio per corno inglese e archi K58Oa di Mozart, nonché tre trascrizioni per oboe e violino tratte da Il flauto Magico, LA fantasia -Quartetto per oboe e archi op.2 di Britten, e la Serenata per trio d'archi op.10 di Dohnanyi. L'affiatamento, il gusto di lettura e di esecuzione, la freschezza e la profondità raggiunti da Leleux, Batiashvili, Power e Klinger in questa incisione recente (l'ultima seduta di registrazione è del 10 gennaio 2008) sono davvero avvincenti. Emerge una grande semplicità di approccio alle varie pagine che denota notevole sapienza e consapevolezza dei linguaggi e degli stili; all'ascolto la prima indelebile impressione è di piacevole comprensione dei vari pezzi, e soprattutto della padronanza strumentale messa al servizio della singola composizione che si sta affrontando. E così, nei due brani di Mozart (specie nel Quartetto per oboe, spesso eseguito) il godibilissimo intreccio di trama musicale e sfoggio strumentale trova mirabile sbocco nell'equilibrio delle voci, sempre misurato e contemporaneamente brioso nel K370, fino a giungere con grande naturalezza alla sorpresa poliritmica dell'ultimo movimento, in cui notoriamente al metro di 6/8 d'impianto portato avanti dal trio d'archi si sovrappone la parte dell'oboe in 2/4, chicca che tanto deliziò Stravinskji. Sempre su musica mozartiana le trascrizioni d'epoca da Il flauto Magico; ma affrontate con gusto più virtuosistìco e piglio strumentale, come a volerle renderle 'contemporanee'. Nella fantasia di Britten l'ensemble si proietta in pieno Novecento, quello del più grande compositore inglese, trovando sonorità e linee musicali che rendono giustizia ad un'opera non troppo popolare qui da noi; pezzo concepito come unico grande movimento con diverse articolazioni interne, della giovane maturità del musicista, e costruito sugli intervalli di terza minore e di quinta, in cui ogni strumento assurge al ruolo di primus inter pares. La Serenata per trio d'archi in Do Magg. di E. von Dohnanyi che chiude il cd si pone come pezzo professante uno spudorato epigonismo romantico: scritto benissimo come condotta delle parti, chiaramente ispirato all'op.8 di Beethoven (per lo stesso organico) tanto da essere aperto da una Marcia, è un brano piacevole e leggero che ben si presta a mettere in rilievo le doti strumentali degli esecutori, nonché a chiudere un programma concertistico. Parafrasando la Loren: accattatavello.
Giovanni Pandolfo